Alla domanda che cos'è una Missione Popolare e a cosa serve cercherò di rispondere attraverso gli scritti di illustri personaggi del Clero lasciando volutamente integrale il testo per non snaturare il percorso teologico.

 

"Orientamenti per le Missioni al popolo" di MONS. Antonio Mattiazzo,
vescovo di Padova.

Natura, scopo e caratteristiche.
1. Gli orientamenti che seguono sono proposti alle parrocchie come un aiuto per realizzare la missione al popolo in modo appropriato alla situazione ed esigenze odierne.

2. La missione al popolo è una modalità specifica di annuncio straordinario della parola di Dio proclamata da evangelizzatori animati dalla forza dello Spirito e con mandato della Chiesa allo scopo di risvegliare e confermare la fede e di rivitalizzare la comunità cristiana.

3. Le missioni al Popolo hanno una lunga e feconda tradizione. Da molti secoli esse hanno svolto un prezioso servizio al risveglio della fede e della vita cristiana, portando frutti di rinnovamento, conversione e fervore. Esse rappresentano una forma e modalità specifica per realizzare l' essenziale vocazione della Chiesa a evangelizzare e operare un rinnovamento della vita di fede.

L' Esortazione Apostolica post-sinodale Catechesi tradendae rileva in proposito: «Le missioni tradizionali, spesso abbandonate troppo in fretta, e che sono insostituibili per un rinnovamento periodico e vigoroso della vita cristiana, bisogna appunto riprenderle e rinnovarle» (n. 47, in Ench.Vat./VI, p. 1245).

La missione fa sprigionare un insieme di energie umane e soprannaturali che nella pastorale ordinaria difficilmente vengono sollecitate. Nel nostro tempo in cui si avverte fortemente l' esigenza di una "nuova evangelizzazione" per ricostituire il tessuto cristiano delle comunità, le missioni al popolo costituiscono uno strumento da valorizzare sapientemente. La loro modalità deve essere tuttavia ben ponderata per rispondere alle nuove situazioni socio-culturali ed esigenze pastorali.

È bene concepire la missione al popolo come un "evento straordinario" ma da innestarsi nella pastorale ordinaria per finalizzarla allo stile pastorale missionario.

4. Nell' intraprendere la missione al popolo è anzitutto necessario focalizzare chiaramente gli obiettivi. Primo obiettivo da proporsi è l'auto-evangelizzazione dei "praticanti"; solo a questa condizione la comunità potrà divenire evangelizzatrice a modo di fermento. Occorre inoltre studiare e approntare una strategia per avvicinare i "lontani" o non frequentanti. Sono da prendere in considerazione anche i "mondi vitali": scuola, ambienti di lavoro, strutture pubbliche (es. Ospedale).

 

Le principali caratteristiche delle missioni al popolo. 5.

Sono:
a) l'annuncio kerigmatico (Kerigma = annuncio. Predicazione kerigmatica. In Ecclesia in America al n. 36 si legge che "Spetta al Vescovo, con la cooperazione di sacerdoti, diaconi, consacrati e laici, realizzare un piano di azione pastorale coordinata, che sia organico e partecipato e che raggiunga tutti i membri". I nn. 18-25 della Catechesi Tradendae sono particolarmente importanti per precisare il significato di "kerigma" e catechesi (cfr. IL nn. 102, 104; RM n. 44). I laici che vengono raggiunti dalle nostre missioni evangelizzatrici si formano in senso dottrinale per poi subito impegnarsi nell'apostolato. L'annuncio kerigmatico costruisce parrocchie evangelizzatrici integrate, il ministero di giovani che vengono illuminati e accompagnati nel loro discernimento vocazionale, evangelizzati prima di entrare in seminario, così come, immediatamente dopo, nuovi seminaristi che non si limitino alla formazione accademica e ad atti consuetudinari di pietà, ma che formino l'autentico discepolo di Gesù, il missionario appassionato, il pastore dedicato al servizio di Dio) della Persona di Gesù e della sua salvezza offerta a ciascuno, in un contesto di incontro, ascolto, dialogo con le persone;
b) l'itineranza, che porta a incontrare le persone nel loro ambiente di vita quotidiana: casa, lavoro, mercato, la strada, scuole, istituzioni pubbliche, ospedale...;
c) il carattere popolare: l'incontro e l'annuncio a tutte le categorie di persone e all'intera comunità, coinvolgendo tutto il paese, gli abitanti e l'opinione pubblica, con particolare attenzione alle caratteristiche socio-culturali del territorio.

6. I missionari-evangelizzatori possono e devono rappresentare tutto il popolo di Dio: presbiteri, diaconi, persone di consacrati nella sequela radicale di Cristo, laici singoli e coniugi; giovani e adulti; sani e malati. È un segno importante che l'équipe evangelizzatrice comprenda tutte queste categorie.

7. La preparazione alla missione è sommamente importante perché costituisce una condizione fondamentale per il buon esito della missione. Richiede una riflessione e cura particolare per impostarla nel modo più appropriato, fissandone gli obiettivi, i destinatari, il metodo, i percorsi. È opportuno fin dall'inizio prendere contatto con il "Centro diocesano per le missioni al popolo" per avere informazioni, suggerimenti, sussidi.

8. Per ben avviare e condurre la missione sono indispensabili l'adesione sincera e il coinvolgimento effettivo del Consiglio pastorale parrocchiale e di tutti gli altri operatori pastorali; se la missione ha un carattere vicariale, dei presbiteri, dei singoli Consigli pastorali e del Coordinamento vicariale. Si faccia pertanto in modo che le associazioni, i vari gruppi e movimenti, accolgano la missione, ne diventino parte attiva e cooperino in spirito di comunione ecclesiale e con spirito missionario.

È bene tener presente e vigilare perché ci può essere chi, per paure consce o inconsce, per latente sfiducia, scarso fervore o per altri motivi, manifesterà dubbi, critiche, disinteresse, e non sarà ben disposto ad accogliere la missione. Si entrerà con piena convinzione nello spirito della missione se essa sarà percepita, nella luce della fede, come un appello dello Spirito Santo e un dono da offrire al nostro popolo.

9. Meritano d'esser considerate con particolare attenzione due categorie difficilmente raggiungibili: i non praticanti e i giovani. Per loro vanno studiati modalità specifiche di invito, luoghi di incontro, proposte, contenuti, linguaggi.

10. La preparazione non sia né troppo prolungata (rischia di produrre tedio e di stemperare il senso di novità), né affrettata (rischia l'improvvisazione). In genere, è indicato un periodo di circa due anni, soprattutto allo scopo di ben preparare i fedeli laici evangelizzatori e di sintonizzare tutti i missionari sugli obiettivi, i contenuti, le modalità della missione.

11. Va scelto con cura il tema,espresso in una frase biblica o un motto. Risulta di grande efficacia far dipingere o scegliere una Icona ispiratrice, da esporre in chiesa e riportata nei vari documenti. Essa può diventare il soggetto di "lectio divina", di composizioni da parte dei ragazzi ecc.

12. Si curi l'annuncio della missione, presentandone con intelligenza la forma, la modalità, il contenuto, in modo che sia ben recepita nel suo aspetto positivo e susciti il desiderio di una nuova e forte esperienza di fede. Si faccia in modo che l'annuncio arrivi a tutti con i mezzi più opportuni, includendo istituzioni pubbliche, luoghi di lavoro, ecc. Si promuova la preparazione spirituale e l'intercessione (cf A. Mattiazzo, Annunciate il Vangelo ad ogni creatura, cap. 8). A questo scopo è bene comporre una preghiera speciale; proporre l'adorazione eucaristica, la recita del santo Rosario, un pellegrinaggio, ecc. I malati siano opportunamente invitati a pregare e a offrire le loro sofferenze per il buon esito della missione.

13. Può essere utile svolgere una inchiesta sociologica per conoscere meglio la realtà del territorio dal punto di vista religioso e sollecitare una riflessione pastorale su di essa.

14. Si esamini l'opportunità di articolare la parrocchia in vari settori, prevedendo per ciascuno l'animazione e la formazione di Centri di ascolto. Ciascun settore può avere un responsabile-animatore.

15. È importante scegliere un gesto di carità o un'opera di carità da realizzare come segno della missione.

16. Può essere opportuno e anche necessario nominare un Direttore o Coordinatore della missione assistito da un Comitato o Consiglio organizzativo e una segreteria operativa con funzioni di informazione, documentazione, coordinamento, gestione economica, ecc.

Scelta dei missionari.
17. Fin dall'avvio della fase di preparazione, è necessario procedere alla scelta e all'invito dei missionari "esterni", e in pari tempo individuare e scegliere i missionari "interni" o locali. Il Centro diocesano potrà dare al riguardo opportuni suggerimenti.

18. Occorre programmare incontri con i missionari sia esterni che locali per far conoscere loro le caratteristiche, la situazione, i problemi, le esigenze della(e) parrocchia(e), i "desiderata", concordare l'impostazione generale e il programma dettagliato della missione. È essenziale che si stabilisca con i missionari una sintonia di spirito e un accordo sui contenuti e la metodologia della missione, cosicché si proceda in modo unitario.

19. Si invitino i fedeli laici a offrire la loro collaborazione alla missione assumendo il compito di evangelizzatori. Il concilio Vaticano Il dichiara: « I laici... nutriti dell'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle opere apostoliche della medesima; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio» (Apostolicam actuositatem, n. 10).

L'Esortazione apostolica Christifideles laici dice al riguardo: «I fedeli laici, proprio perché membri della Chiesa, hanno la vocazione, la missione di essere annunciatori del Vangelo» (n. 33).

20. È necessario che questi fedeli laici siano opportunamente formati mediante uno specifico corso e itinerario, curando le dimensioni biblico-catechetica e spirituale-apostolica della loro formazione. La diocesi cercherà di offrire un valido aiuto a tale scopo.

21. Occorre tener ben presente, nella scelta e preparazione dei missionari, che essi devono tendere a essere soprattutto dei testimoni, perché «l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni» (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 41).

Questa esigenza richiede che gli evangelizzatori si preparino alla missione intensificando la loro vita spirituale, coltivando una comunione più intensa con Cristo nella preghiera assidua, con la purificazione del cuore, crescendo nella fede, nella speranza e nella carità. Solo così si renderanno docili all'azione dello Spirito Santo, principale Protagonista della missione. A questo scopo è indicato e anche utile proporre delle giornate di Ritiro spirituale.

Se la missione al popolo ha un carattere vicariale è parimenti opportuno che i parroci e presbiteri programmino Ritiri e incontri di spiritualità in riferimento alla missione.

Celebrazione della missione.
22. La missione inizia con una Celebrazione eucaristica oppure con una particolare Liturgia nel corso della quale si svolge la consegna del mandato e del Crocifisso ai missionari, possibilmente da parte del vescovo. Il Centro diocesano può fornire in proposito utili indicazioni.

23. La durata della missione sia commisurata alla finalità di incontrare tutte le persone e le istituzioni, di porre segni incisivi e condurre esperienze intense e profonde.

24. Si prevedano convocazioni specifiche per le varie categorie: bambini, ragazzi, giovani, adulti, genitori, terza età, mondo del lavoro, della scuola, ecc. Siano momenti coinvolgenti, tenendo conto della peculiarità delle diverse categorie.

Occorre tener presente che le persone e soprattutto i giovani domandano e apprezzano "esperienze fondatrici", che diano senso alla vita; per questo si richiedono "iniziatori", testimoni, accompagnatori che sappiano irradiare autenticità, serenità e speranza.

25. Si visitino tutte le famiglie e si cerchi il contatto personale, con particolare attenzione ai giovani, ai genitori, ai malati, alle persone sole o afflitte da particolari prove, e ai "lontani". È necessario tener presente che il modo più efficace per "consegnare" il vangelo all'altro e trasmettere l'esperienza di fede è la relazione inter-personale, in cui la qualità umana costituisce l'immediata e più percepibile attestazione della qualità della fede.

26. I missionari e naturalmente tutti i sacerdoti siano disponibili per colloqui personali.

27. Siano ben programmati gli incontri nelle case, dove si tengono i Centri di ascolto, già eventualmente avviati nella fase di preparazione.

28. Si cureranno le celebrazioni liturgiche e meditative-oranti come segni e momenti di intensa spiritualità: Eucaristia, Sacramento della Penitenza, Sacramento dell'Unzione dei malati, Celebrazione per i defunti in Cimitero, Liturgia delle Ore, Lectio divina, Adorazione, anche notturna, Santo Rosario, celebrazioni pubbliche (processione - Via Crucis...). Sarà bene pensare anche a proposte e forme nuove di spiritualità, specialmente per i giovani. Sia ben curata la chiusura, programmando opportunamente una processione con fiaccolata e l'affidamento a Maria.

Contenuti.
29. L'annuncio missionario propone il cuore del messaggio cristiano in forma narrativa, come racconto di una Persona, Gesù Cristo, e dell'Evento dell'umana salvezza.

30. Il cuore della rivelazione cristiana ha due parti inscindibili: a) Dio è Padre e ci ama; per la nostra salvezza ha donato il suo Figlio Gesù Cristo, che ci salva con la sua Incarnazione, Crocifissione e Risurrezione e ci comunica lo Spirito Santo, Principio di vita nuova ed eterna. Il dono di Dio lo riceviamo attraverso la Chiesa e nella Chiesa;

b) La seconda parte del messaggio cristiano, complementare della prima, è la dimensione antropologica e morale e concerne la natura e le caratteristiche della "vita nuova secondo lo Spirito". Essa è essenzialmente sequela di Cristo, vita filiale e fraterna, ispirata dalla carità verso Dio e il prossimo (cf A. Mattiazzo, Annunciate il Vangelo ad ogni creatura, cap. 6). La vita nuova ha una essenziale dimensione ecclesiale. Per questo è necessaria la partecipazione attiva alla comunità ecclesiale rinnovata nel suo volto.

Metodo e stile.
31. Nella missione è di capitale importanza saper ben articolare gli elementi essenziali, che sono: l'incontro e l'ascolto delle persone; il dialogo; l'annuncio. Nell'itinerario di preparazione alla missione è necessario educare e iniziare a questo metodo (cf A. Mattiazzo, Annunciate il Vangelo ad ogni creatura, cap. 5).

32. La predicazione-omelia-catechesi siano semplici nel contenuto, vibranti nella comunicazione, non aggressive, ma propositive e tocchino il "cuore" delle persone con la carità.

33. Lo stile relazionale dei missionari sia sereno, cordiale, amichevole, ispirante fiducia.

Pastorale di missione permanente.
34. È fondamentale accompagnare e aiutare la crescita della "seminagione" effettuata durante la celebrazione della missione, avviando a un rinnovamento della pastorale ordinaria. Più specificamente, il primo frutto della missione dovrebbe essere quello di passare dalla missione in parrocchia alla parrocchia in stato di missione.

Il Consiglio pastorale parrocchiale o il Coordinamento pastorale vicariale dovranno armonizzare le iniziative di tutti i gruppi e animare la pastorale ordinaria, favorendo ovunque la crescita della coscienza missionaria.

5. Si proceda pertanto a una accurata verifica della missione realizzata, cogliendo i segni e le indicazioni dello Spirito che emergono, per tradurli in linee di azione pastorale. Si faccia una relazione per il vescovo ed il Centro diocesano.

36. In particolare si ponderi il modo di valorizzare i laici evangelizzatori; di continuare e incrementare i "Centri di ascolto"; di sviluppare la diaconia della carità; di ravvivare la spiritualità e la presenza evangelizzatrice negli ambiti di vita quotidiana.

 

Per spiegare il percorso kerigmatico cioè la proclamazione gioiosa dell'evento straordinario della salvezza mi rifarò alla bellissima Meditazione del cardinale Carlo Maria Martini, tratta dal testo "L'evangelizzatore in San Luca" - Ed. Ancora Milano.

Prima di tutto porteremo l'occhio della macchina da presa sui due discepoli di Emmaus: chi sono, chi rappresentano, che esperienza vivono i due che se ne vanno per la strada verso Emmaus (Luca 24:13).. Poi sposteremo l'occhio della macchina su Gesù : che cosa fa Gesù verso di loro, come agisce. In un terzo momento ci domanderemo come i due reagiscono, qual è 1a loro reazione all'avvicinarsi di Gesù. Infine, in un quarto momento, che cosa Gesù propone e qual è il risultato della proposta. Ogni parola ha un profondo significato perché ha dietro di sé un'esperienza di conversione e di accoglimento del kerygma da parte della primitiva comunità, esperienza che varrebbe la pena di essere ponderata anche nella sua espressione filologica. Sono quei casi in cui le parole non sono pietre, ma sono diamanti che devono essere lucidati in modo da compiere tutta la loro opera illuminatrice.

La crisi dell'evangelizzatore

Esaminiamo questi momenti successivi.

1. Chi sono i due? " Ecco due dei loro in quel giorno (non si dice il nome per ora), se ne andavano verso un villaggio distante da Gerusalemme sessanta stadi, di nome Emmaus ". Dunque sono due di loro, due ex autòn - ci dice il greco -, due del gruppo dei " privilegiati ". non sono due discepoli occasionali : sono quelli che noi chiameremmo proprio dei " nostri ", cioè della gente che abbiamo coltivato, che abbiamo seguito, sulla quale abbiamo posto certe speranze, due " super-coltivati " della comunità primitiva. E se ne vanno - come apparirà sempre più - in un momento di crisi, di disgusto: ma chi ce lo fa fare, cosa aspettiamo ancora, ci siamo illusi, non succede niente, ormai le parole non ci bastano più e i fatti non vengono. Stanno vivendo quel punto di crisi che è una delle prove normali dell'evangelizzatore, e lo vivono in maniera un pò esemplare per tutta la comunità; lo vivono non rinnegando niente, ma andandosene per i fatti loro, per cose più concrete, più immediate, per affari forse quotidiani, come il coltivare il campo, il visitare amici; per cose che, insomma, danno soddisfazione. Ciò che aspettavano dal kerigma è ormai troppo vago e confuso. Il testo specifica ancora meglio. "parlavano di tutte le cose che erano avvenute " (24, 14) e " discutevano fra loro " (v. 15); più avanti " si fermarono tristi " (v. 17).

Dunque, come vediamo queste persone? Sono persone a cui la rinuncia al kerygma non ha dato nessuna gioia, non hanno fatto pace dicendo: bene, è una esperienza finita male. No, l'esperienza è ancora amara dentro di loro; quindi discutono, litigano per capire di chi è stata la colpa, per rimproverarsi una certa imprudenza. Come succede tutte le volte che le cose non vanno bene e si cercano i colpevoli, si addita qualcuno che ha sbagliato, perché il senso di amarezza e di scontentezza vuole sfogarsi. Quel verbo syzetèin - discutevano - ritorna ancora in At 15, 7.10 là dove si parla delle discussioni violente nella comunità primitiva a proposito della circoncisione. Si vede che anche tra loro, pur avendo scelto di andare insieme, pur avendo una certa amicizia, c'era divisione, era successo qualcosa che li aveva sconvolti e su cui non riuscivano ad accordarsi e a trovare pace. Noi potremmo pensare a tutte le volte nelle quali noi che abbiamo messo nell'evangelizzazione molto di noi stessi, e in fondo abbiamo giocato tutta la nostra vita su questo rimaniamo sconvolti per qualcosa che non va, e anche se magari cerchiamo di passarci sopra e di non pensarci, in realtà conserviamo in cuore amarezze ed accuse perché ci sentiamo colpiti negli impegni a cui credevamo di più.

Certamente ci fa onore, come preti, l'essere vulnerabili a questa sofferenza, vuol dire abbiamo veramente dato le nostre vite al servizio del Signore, della Chiesa, dell'evangelizzazione: se fossimo degli incoscienti o degli indifferenti ci consoleremmo presto e, allora, vorrebbe dire che non ci tenevamo molto. La mancanza di realizzazione di ciò che ci eravamo proposti, le delusioni riguardo a quanto ci eravamo aspettati, fanno del male e ci creano situazioni di tristezza, discussione, magari mutua accusa e le varie forme di divisione che ne seguono. Tutte queste cose denotano che l'annuncio evangelico, invece di dare pace a noi stessi, ha dato turbamento, fatica, disagio; ciò deve far nascere nuove domande.

2. Momento dell'azione. Che cosa fa Gesù? Qui veramente cominciamo a conoscere meglio il Signore che è il Vangelo, è l'evangelizzatore. Qual è la tattica di Gesù ? Leggiamo attentamente:

" Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro ". È potente il simbolismo di queste brevissime annotazioni. Mentre essi erano in situazione di confusione e di amarezza, Gesù si avvicina, quindi è lui che, come evangelizzatore, prende l'iniziativa di salvezza. Ancora una volta è in lui Javhè misericordioso che si avvicina all'uomo confuso, all'evangelizzatore messo in imbarazzo e che ha bisogno lui stesso di essere evangelizzato. " Gesù si avvicina e si mette a camminare al loro passo ". L'annotazione è meravigliosa: si mette a camminare al loro passo per un bel pò senza dir niente. Così fa loro compagnia, si fa accettare come misterioso compagno di viaggio, discreto, non invadente, che non li obbliga ad abbassare il tono, a parlare sottovoce. Continuano a parlare perché Gesù sembra amichevole e, quasi naturalmente, lo immettono nella conversazione. A un certo punto, però, Gesù fa una domanda: " Di che tipo sono queste parole che scambiate tra voi?".Avrebbe potuto intervenire partendo dalla gloria di Dio, descrivendo la gloria di Dio venuto tra gli uomini, e in tal modo illuminarli in un istante e guarirli. Invece il metodo è un altro: è il metodo progressivo dello stimolo, della domanda, del far venir fuori gradualmente il problema. Ecco Gesù sapiente pedagogo evangelizzatore, che aiuta i due ad aiutarsi; non li sconfigge con la sua intuizione profetica dicendo loro che stavano sbagliando, ma piuttosto fa in modo che essi mettano in chiaro quello che hanno dentro, che prendano coscienza di ciò che stanno facendo e vivendo, che sciolgano i nodi interiori oggettivandoli.

Gesù fa la domanda giusta; spesso succede, in questi casi, che uno precipita la situazione magari illudendo, cercando di distrarre, cambiando argomento. Ma facendo così spesso si chiude il discorso e, se qualche volta può andare bene per la banalità dell' argomento, altre volte è certamente sbagliato. Nel nostro caso Gesù capisce che l'argomento è profondo e li interroga sia sull'oggetto della conversazione sia sul loro stato d'animo : " perché siete tristi ", o - secondo altre traduzioni - "si fermarono tristi". La parola produce immediatamente l'emergere della situazione di fondo che è la tristezza e i due discepoli non si possono più sottrarre alla domanda semplice e umana di Gesù.

3. Qual è 1a risposta? La risposta ha due momenti. In un primo momento è un po' impertinente, quasi scostante : " tu solo straniero non sai queste cose ". E Gesù, come se niente fosse, non tiene conto di questa prima rugosità sapendo che le prime risposte spesso non sono quelle vere, sono quelle del riccio che si chiude per non rivelare subito il mistero della persona. Gesù riceve la scortesia e la neutralizza nella sua pazienza, nella sua bontà e ridà corda al discorso.

Il kerygma a metà

Ed ecco, il secondo momento dei " due malinconici " è una risposta davvero sorprendente ( Luca l'ha composta con sopraffino umorismo). Se, infatti, esaminiamo tutte le parole di questa risposta, anche nella loro struttura filologica, ci accorgiamo che i due stanno recitando il kerygma, stanno recitando le parole del Credo, sono tutte le parole con cui si annuncia Gesù di Nazareth. Paragonandole con i discorsi kerygmatici di Pietro (At 2; 3; l0) e di Paolo (At 13), vediamo che risuonano le medesime espressioni: "Gesù di Nazareth, profeta potente in opere e parole davanti a Dio e davanti al popolo" è ciò che Pietro annuncerà solennemente a Gerusalemme, è l'annuncio di salvezza, "e questo profeta potente in opere e in parole i sommi sacerdoti l'hanno tradito, i nostri prìncipi l'hanno consegnato alla morte e l'hanno ucciso".

Sono le parole del kerygma, che saranno pronunciate con un tono salvifico, proclamatorio nella Chiesa primitiva. Sono il messaggio. Ecco la situazione " comica " che Luca descrive: questi uomini annunciano il messaggio come se fosse una disgrazia, annunciano il messaggio di salvezza con parola triste. Questo skythropòi (v.17) che descrive la loro faccia è un termine che si ritrova anche in Mt 6,16 dove Gesù dice: " quando digiunate non fate la faccia triste ", e la faccia dei due discepoli era una faccia da funerale.

Luca gioca finemente con questi contrasti paradossali: quegli uomini hanno sulla bocca il kerygma, ma non lo capiscono come tale e quindi lo annunciano quasi fosse una disgrazia terribile, irreparabile. E poi continuano "Noi speravamo che egli stesse per liberare Israele, ma sono tre giorni che queste cose sono avvenute; alcune donne ci hanno spaventato; sono andate presto al monumento, non hanno trovato il corpo, hanno visto gli angeli che dicono che egli vive" (v. 21). Qui il kerygma contiene tutto il materiale: i tre giorni, le donne al sepolcro, gli angeli, l'annuncio che vive. Eppure viene detto come una cosa di cui non si capisce niente, una cosa che non doveva avvenire e che è una tragedia per tutti coloro che speravano in lui. È quello che chiamo il kerygma a metà, è l'annuncio a parole, ma il cuore non c'è, anzi c'è un cuore di tristezza, di rassegnazione, di delusione che amareggia quelli che lo dicono e non convince quelli che lo ascoltano. E Gesù, di fronte a questa contraddizione vivente, cosa fa? Pensiamo prima, un momento, a come avremmo reagito noi davanti a una situazione simile: situazioni drammatiche di persone afflitte da un male incurabile e che hanno la mente oppressa da questo e continuano a parlarne; oppure situazioni di famiglie disastrate, di psicologie malate che non riescono a uscire da certi drammi, da certi vizi. O, ancora, situazioni esteriori di gente che non ha lavoro, che non è in situazione di trovarlo, insomma situazioni che in parte si possono evitare ma che in parte forse non si riesce ad evitare, e allora come veramente reagire? A volte prendiamo la via di ridurre i fatti, di non accettare tutto quel carico di male che la persona vede, di ritagliarglielo un pò, perché sia quasi più sopportabile, oppure si prende la via dell'incoraggiamento: coraggio, staremo vicino, pregheremo, e sentiamo anche noi l'insufficienza di ciò che diciamo; talora non sapendo fare altro, cerchiamo la via della compassione, facendo vedere che stiamo loro vicino, con comprensione. Sono varie forme con cui noi avremmo potuto venire incontro ai due di Emmaus. Ma nessuna, credo, delle nostre risposte avrebbe avuto il coraggio di essere quella di Gesù, che è l'unica risposta veramente kerigma, parola di salvezza che, come verità, viene da Dio.

Il kerygma completo

Come viene questa parola di salvezza, veramente nuova, inaspettata, incredibile, semplicissima, perfettamente adattata alla situazione perché l'affronta pienamente dall'interno? È proprio la risposta che noi vorremmo avere nelle situazioni che ho prima descritte, per poter rompere il male nella sua struttura.

Gesù risponde in tre tempi. Il primo tempo è l'attacco, l'ammonizione violenta: "stolti e tardi di cuore a credere alle cose dette dai profeti ". È come un pugno nello stomaco che certamente avrà fatto sobbalzare quella gente: come, quest'uomo che finora era stato così pacifico, amabile, umile, adesso diviene così aggressivo? Eppure è necessario, quando una persona è giunta a questa stortura rispetto al kerygma, a questo totale rovesciamento e incomprensione dei valori del Regno, scuoterla, riportarla alle realtà essenziale dell'uomo, toccandola nella sua intelligenza e responsabilità. Infatti non c'è niente di più umiliante che sentirsi dire: non sei stato intelligente, né responsabile. Gesù fa vedere come lo stato di amarezza, di confusione religiosa, anche dal punto di vista della dottrina a cui essi sono arrivati, richiede un cambiamento totale. "Stolti e tardi di cuore", credete di essere stati a chissà quale scuola di Gesù e non avete imparato niente! Tutte le vostre esercitazioni non vi sono servite a nulla.

Nel secondo tempo, dà l'annuncio biblico della storia di salvezza: "Non doveva forse il Cristo patire queste cose ed entrare nella sua gloria?". È una chiave interpretativa che Gesù butta su tutti quegli avvenimenti precedenti: gli avvenimenti rimangono gli stessi, ma la chiave interpretativa è tale da rovesciarne il senso. In fondo, qual era il grande problema di questi uomini? Quello di tutti noi ogni volta che siamo di fronte a situazioni di questo tipo, che si sono evolute secondo quella che appare a noi la degradazione costante dei valori fino all'uccisione del Giusto. Noi diciamo: "Ma Dio allora dov'è? Perché non si mostra? Se questo era un uomo di Dio, perché Dio non l'ha aiutato, dov'è la giustizia, dov'è la potenza divina?". È la vastità del dramma nella quale entra l'evangelizzatore, allorchè certe realtà si svolgono al di fuori degli schemi previsti. E il lavoro che dobbiamo fare tutte le volte che viviamo situazioni nuove, impreviste, diverse, quando le previsioni, le attese, gli schemi sono delusi o superati dai fatti ed occorre ricominciare a capire qual è e dov'è la volontà di Dio. Il grido del Salmista : "Perché ti nascondi, o Signore?", " perché non ti mostri", nasce da questa angosciosa richiesta di comprendere come mai le cose vanno in un certo modo e la giustizia sembra calpestata, la verità evangelica priva di forza e concretamente trionfa il non senso, trionfa l'assurdità nella vita, lo scetticismo, il senso di disfattismo. Quella di Gesù è l'unica risposta all'esperienza che stiamo vivendo, è la chiave interpretativa che ci richiama al disegno divino provvidenziale: Dio ha in mano tutte le cose ed era nel Suo piano che le cose andassero così, tutto è avvenuto secondo il piano di salvezza che Gesù comincia amabilmente a spiegare. Questo piano di salvezza voi l'avevate, era nella Scrittura. Sapevate a quale prova di morte Abramo fu portato e come il popolo nel passaggio del mar Rosso pensava di essere sommerso e ucciso; conoscevate le sofferenze per le quali passarono Mosè e i nostri padri prima di entrare nella Terra e come, attraverso questi momenti di oscurità, Dio si è formato il suo popolo. Eppure non avete capito, perché non avete l'intelligenza della Scrittura e quindi i fatti vi hanno sconvolto. Invece l'intelligenza teologica allarga lo sguardo e porta ad accogliere l'unità del mistero di Dio sulla vita dell'uomo e del mondo. Dunque Gesù si fa evangelizzatore e didaskalos, maestro: mette in opera tutte le sue qualità di esegeta della Scrittura, di catecheta e, quindi, compie l'opera di chiarimento di cui i due discepoli avevano bisogno.

Però sappiamo dall'episodio che non è ancora tutto. Infatti, quando i discepoli si sono sciolti, resi di nuovo capaci di amicizia (prima stavano discutendo tra di loro, litigando, adesso sono riconciliati e si accordano subito sull'invitare quest'uomo a cena) si siedono a tavola ed ecco che Gesù si manifesta. Si manifesta con il segno, già da essi conosciuto, della Frazione del Pane che certamente, per Luca, vuole indicare tutte le future manifestazioni di Gesù nella sua Chiesa nella Frazione del Pane. Gesù si mostra vicino a loro, con loro, presente. Questa manifestazione, questa presenza scioglie ogni dubbio, chiarisce le cose fino in fondo ed è così espressa: " Non ci ardeva forse dentro il cuore mentre ci parlava nella via e ci apriva le Scritture? " (v.32) Gesù non soltanto annuncia il proclama il disegno di salvezza attualizzandolo con la sua persona, ma, ancora, riscalda il cuore dall'interno.

Questa è la caratteristica che più colpisce in tutta questa serie di fatti rivelatori della persona di Gesù. Non dicono: Gesù ha parlato bene, ha spiegato bene, è stato un buon predicatore, ci ha raddrizzato le idee; dicono: ci ha riscaldato il cuore, si è manifestato come l’amico capace di sciogliere il cuore amareggiato dalla vista di un disegno di Dio apparentemente inaccettabile. Tocchiamo qui un punto davvero importante. Leggevo nel libro " Il metodo in teologia " (Bernard Lonergan, Queriniana 1975) - là dove parla, appunto, della potenza dell'amore di Dio nella teologia - questa frase che mi ha colpito: " Il mondo è troppo brutto per essere accettato se non si ama ". Se veramente uno si mette di fronte a certi fatti come quelli che succedono ai nostri giorni, come può accettare questo mondo, come può ammettere che ci sia un Dio giusto? E la grande difficoltà per molta gente e, in fondo, all'evangelizzazione si oppongono spesso queste domande : come è possibile credere a un Dio che permette simili cose, simili forme di mostruosità e di atrocità? Resta vero che noi possiamo spiegare che la colpa è degli uomini, che Dio ci ha creati e lasciandoci liberi ci ha messi gli uni in mano agli altri per il bene e per il male. Evidentemente però gli interrogativi non vengono risolti se non dalla presenza di Gesù e dal suo Spirito che, sciogliendo il cuore, rimettono nella capacità di accogliere un disegno buono di Dio sul mondo e di donarsi, per questo disegno, come il Cristo crocefisso che per primo ha sofferto, ha vissuto su di sé queste tragedie e queste sofferenze.

Non è la logica perfetta di soluzione che conta, anche se potremmo riassumerla, ma è l'essere stati avvolti dall'amore di Dio che ci ha reso certi che Gesù giustizia, verità e sapienza vive ed è capace di dare vita a tutti coloro che sono stati schiacciati dall'ingiustizia. Qui tocchiamo l'estremo e delicato 1imite dell'azione dell'evangelizzatore. Se non è lui ripieno di questa potenza di Gesù amore, vivo, vita, difficilmente riuscirà con parole e con ragionamenti a sciogliere i cuori induriti dalla tristezza, dall'amarezza, dall'ingiustizia.

L'annotazione di Luca : " Non ci ardeva forse il cuore dentro mentre ci apriva le Scritture?" ricorda due cose:

1.     ci vuole l'aspetto di apertura delle Scritture cioè di proclamazione, di spiegazione;

2.     questa spiegazione e proclamazione dovrebbe far sentire che il nostro cuore è vivificato dallo Spirito di Colui che risuscita i morti e che possono sperarlo anche coloro che ci ascoltano.

Perciò la fine dell'episodio di Emmaus è ricca e difficile a dirsi con poche parole: può essere sentita più col cuore che espressa con una partecipazione logica e per questo dobbiamo chiedere di entrare nel cuore del Signore per poter cogliere ciò che lui, come vero evangelizzatore, sa comunicare

 

Anche il discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II al Convegno Nazionale "Missioni al Popolo per gli anni 80" 6 febbraio 1981 ci esorta, pur tra mille difficoltà, a recuperare i valori veri e autentici della nostra Fede per mettersi a disposizione del nostro prossimo lasciandoci guidare dal cuore e non dalla ragione, ascoltando e non affermando. Solo attraverso l'ascolto e la conoscenza dell'uomo moderno, dice il Santo Padre, è possibile arrivare al suo cuore e alla sua liberazione in Cristo.

 

2. Oggi, per un efficace lavoro nel campo della predicazione, bisogna prima di tutto conoscere bene la realtà spirituale e psicologica dei cristiani che vivono nella società moderna. Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi nel "relativismo" intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall'ateismo, dall'agnosticismo, dall'illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva. Bisogna conoscere l'uomo d'oggi per poterlo capire, ascoltare, amare, così com'è, non per scusare il male, ma per scoprirne le radici ben convinti che c'è salvezza e misericordia per tutti, purché non siano rifiutate coscientemente e ostinatamente. Oggi sono particolarmente attuali le figure evangeliche del Buon Samaritano, del Padre del Figliol Prodigo, del Buon Pastore. Bisogna costantemente tastare il polso di questa nostra epoca, per poter conoscere l'uomo nostro contemporaneo. 

 

3. Per una Missione autentica ed efficace, bisogna illuminare le menti in modo totale e sicuro. 

Oggi non basta più affermare; bisogna prima saper ascoltare, per capire a che punto si trova l'altro nel suo cammino di ricerca o nel suo dramma di sconfitta e di fuga, bisogna spiegare e rendersi attenti all'altrui esigenza. Oggi bisogna aver pazienza, e ricominciare tutto da capo, dai "preamboli della fede" fino ai "novissimi", con esposizione chiara, documentata, soddisfacente. È necessario formare le intelligenze, con ferme ed illuminate convinzioni, perché solo così si possono formare le coscienze. Soprattutto oggi bisogna far sentire ed inculcare il "senso del Mistero", la necessità della umiltà della ragione di fronte all'Infinito e all'Assoluto, la logica della confidenza e della fiducia in Cristo e nella Chiesa da lui appositamente voluta e fondata per donare per sempre agli uomini la pace della verità e la gioia della grazia. È questo un compito assai delicato e anche faticoso, che esige preparazione accurata e sensibilità psicologica; eppure è assolutamente necessario. 

4. È necessario incoraggiare paternamente con lo stesso amore di Cristo. La Missione popolare è efficace quando, corroborata dalla preghiera e dalla penitenza, spinge alla conversione, cioè al ritorno alla verità e all'amicizia di Dio coloro che avevano perso la fede e la grazia con il peccato, chiama ad una vita più perfetta i cristiani abitudinari, infervora le anime, convince a vivere le Beatitudini, suscita vocazioni sacerdotali e religiose. Per ottenere questi effetti ci vuole fermezza di dottrina, ma soprattutto bontà di cuore! Rivestitevi pertanto degli stessi sentimenti di Gesù ed annunziate a tutti ciò che scriveva l'Autore della lettera agli Ebrei: "Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno" (Eb 4,16). 

 

Alla domanda relativa alla questione se le famiglie non aprono ai Messaggeri la risposta si trova nella Bibbia stessa:

Matteo 10:12 Quando entrerete nella casa, salutate.
Matteo 10:13 Se quella casa ne è degna, venga la vostra pace su di essa; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi. Matteo 10:14 Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi.
Matteo 10:15 In verità vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.

Marco 6:7 Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e diede loro potere sugli spiriti immondi.
Marco 6:8 Comandò loro di non prendere niente per il viaggio; né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma soltanto un bastone; Marco 6:9 di calzare i sandali e di non portare tunica di ricambio.
Marco 6:10 Diceva loro: «Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi lì, finché non ve ne andiate da quel villaggio;
Marco 6:11 e se in qualche luogo non vi ricevono né vi ascoltano, andando via, scotetevi la polvere dai piedi come testimonianza contro di loro».

 

Luca 9:1 Gesù, convocati i dodici, diede loro l'autorità su tutti i demòni e il potere di guarire le malattie.
Luca 9:2 Li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire i malati.
Luca 9:3 E disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio: né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non abbiate tunica di ricambio. Luca 9:4 In qualunque casa entrerete, in quella rimanete e da quella ripartite.
Luca 9:5 Quanto a quelli che non vi riceveranno, uscendo dalla loro città, scotete la polvere dai vostri piedi, in testimonianza contro di loro».
Luca 9:6 Ed essi, partiti, andavano di villaggio in villaggio, evangelizzando e operando guarigioni dappertutto.

Luca 10:3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.
Luca 10:4 Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via.
Luca 10:5 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!"
Luca 10:6 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi.
Luca 10:7 Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa.
Luca 10:8 In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti,
Luca 10:9 guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi".
Luca 10:10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite:
Luca 10:11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".

Atti 13:49 E la Parola del Signore si diffondeva per tutta la regione.
Atti 13:50 Ma i Giudei istigarono le donne pie e ragguardevoli e i notabili della città, scatenando una persecuzione contro Paolo e Barnaba, che furono cacciati fuori dal loro territorio.
Atti 13:51 Allora essi, scossa la polvere dei piedi contro di loro, andarono a Iconio,
Atti 13:52 mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.