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I NOVISSIMI: LE ULTIME REALTÀ
L'ENIGMA DELLA MORTE E LA RISPOSTA DELLA RISURREZIONE * La morte come fine e problema della vita: - la morte come problema del senso della vita: che senso ha morire? Che cosa c'è dopo la morte? - caratteri della questione (apriorica, inclusiva, esistenziale, universale); - posizioni filosofiche (agnosticismo, nihilismo, esistenzialismo), religiose (reincarnazione) e atteggiamenti pratici (Sap 2, 1-8); - la morte come domanda dell'uomo senza risposta umana (desiderio di vita e insuperabilità della morte); - il dilemma della morte: o il niente o la vita eterna. L'assurdità della morte come assurdità della vita (Qo 1, 2-3; 9, 2-6. 10-12); - brevità e irripetibilità della vita terrena (Lc 12, 15-21;
1 Cor 7, 29-31;
Eb 9, 27); - definitività della vita futura (Lc 16, 19-31); - la morte come conseguenza dei peccato (Gen 3, 3;
Sap 2, 23-24;
Rm 5, 12: 6, 23); - la speranza della risurrezione nell'Antico Testamento (2 Mc 7, 9. 11. 14. 20. 29; 12, 43-45). • La risposta cristiana: la morte come passaggio (pasqua) a una vita nuova ed eterna: - Cristo risorto dai morti è il vivente che ha vinto la morte (Ap 1, 8. 17-18); - Cristo risorto è nostra vita e risurrezione (Gv 6, 40. 54; 11, 25-26): * la risurrezione di Cristo centro della nostra fede (1 Cor 15;
Eb 2, 14-15), * certezza della nostra gloriosa risurrezione, ma misteriosità modalità (1 Cor 15;
Fil 3,21), * risurrezione di vita o di condanna (Gv 5, 28-29;
At 24, 15). CRISTO GIUDICE DEGLI UOMINI E DELLA STORIA * Il compimento dei regno di Dio in Cristo: - la venuta (avvento, "parusia") di Cristo (At 1, 11;
1 Cor 1, 8); - la manifestazione di Cristo come Messia e Signore (Mt 25, 31;
Tt 2, 13); - la fine della storia umana: l'ultimo giorno (Gv 6, 39; 11, 24; 12, 48), il giorno del Signore (1 Cor 3, 13; 5, 5, ecc.;
Sof 1, 14-18); - la fine certa, ma ignota di questo mondo (discorso escatologico di Gesù:
Mt 24-25;
2 Pt 3, 10-13;
Mc 13, 33-37;
Lc 21, 35); - l'inizio di un mondo nuovo (2 Pt 3, 6-13) e la Gerusalemme celeste (la Chiesa gloriosa:
Ap 21-22); - la speranza cristiana: invito alla vigilanza (Mt 24-25;
1 Ts 5, 1-11;
2 Ts 2, 1-12;
2 Pt 3,8-15. 17-18) e attesa gioiosa (1 Cor 16, 22;
Ap 22, 20). • Il giudizio di Cristo sui vivi e sui morti (At 10, 42;
1 Cor 15, 51-52;
2 Cor 5, 10;
2 Tm 4,1): - il giudizio particolare subito dopo la morte (Lc 16, 19-31;
23, 43): la verità dell'uomo e il mistero della sua vita alla luce dell'amore di Dio per ciascuno; - universalità del giudizio finale (Mt 25, 31-46): lo svelamento dei cuori di fronte a Cristo; - criterio del giudizio: la vicinanza o la lontananza da Cristo, l'amore cioè il bene (Gv 3,17-19; 5, 24;
- retribuzione definitiva del bene e dei male (Mt 16, 27; 25, 14-30;
Gv 5, 28-29;
2 Cor 4, 14). II premio del bene è il possesso di Dio, sommo bene (la sua stessa felicità); la pena dei male è la privazione di Dio
L'INFERNO: LA VITA ETERNA E INFELICE SENZA DIO * Esistenza e natura dell'inferno: - rivelazione biblica (Sap 4, 18-20; 5, 2-14;
Mt 5, 29-30; 8, 12; 13, 41-42; 25, 30. 41-46; Mc 9, 48;
Lc 16, 22-23;
2 Ts 1, 7-9;
2 Pt 2;
Ap 20, 9-10); - cautela nell'interpretare le immagini bibliche (fuoco eterno, tenebra, carcere, pianto e stridore di denti: condizione dolorosa, di infelicità, di solitudine, di disperazione); - insegnamento del Magistero della Chiesa (Papa Vigilio,
Concilio Lateranense IV,
di Lione
II, Costituzione dogmatica "Benedictus Deus" di papa Benedetto XII, ecc.). * Natura dell'inferno: - è il patimento eterno di quanti muoiono in peccato mortale; è lo stato eterno di pena (non un luogo, ma un modo di essere infelice e doloroso) del peccatore; - è la morte eterna (perdita della vita eterna con Dio:
Ap 20, 14); - il mistero dell'inferno è il mistero del peccato (volontario rifiuto di Dio) di cui è conseguenza inevitabile. L'inferno manifesta la gravità dell'amore tradito di Dio. - è l'autocondanna del peccatore che ha scelto di permanere eternamente nel rifiuto di Dio (Gv 3, 17-21). * Le pene eterne dell'inferno: - la mancata visione beatifica di Dio, nostro fine e nostra felicità (Mt 23, 1; 25, 12. 41); - le sofferenze nel proprio essere (Mt 3, 12. 25, 41;
Mc 9, 42-47;
Lc 3, 17; 16, 24-28); - la misura della pena è proporzionata alla gravità della colpa (Mt 10, 15;
Lc 12, 47-48). IL PURGATORIO: LA PURIFICAZIONE ULTRATERRENA * Esistenza e natura del purgatorio: - rivelazione biblica (2 Mac
12, 43-45; Mt 12, 32;
1 Cor 3, 12-15); - insegnamento del Magistero della Chiesa (Concilio di Lione
II, di Firenze e di
Trento); - motivazione teologica: * l'imperfezione dell'amore di chi ha terminato questa vita (Concilio di Firenze), • la pena temporale, dovuta la peccato, che non è tolta con l'assoluzione della colpa o con la contrizione (Concilio di Trento). * La natura del purgatorio: - è lo stato di purificazione morale (un modo di essere doloroso), in cui le anime in grazia con qualche residuo di peccato sono purificate da Dio e rese degne della sua visione. La sofferenza (le pene purificatrici) è data dalla consapevolezza della propria imperfetta risposta all'amore di Dio; - oggetto della purificazione: le anime espiano i peccati veniali non ancora rimessi e le pene temporali dovute per i peccati già perdonati, ma senza aumento di meriti; - le pene del purgatorio: privazione temporanea della beatitudine e di altre pene di cui non sappiamo con esattezza la natura, ma con la gioiosa certezza della beatitudine; - sua durata: finché le singole anime non siano libere da ogni colpa e da ogni pena; - i suffragi: le anime possono essere aiutate dai fedeli vivi (comunione dei Santi) con aiuti spirituali, ossia con preghiere e opere buone, specialmente con la santa Messa. IL PARADISO: LA VITA ETERNA E BEATA IN DIO * Esistenza e natura dei paradiso: - rivelazione biblica (Sap 3, 1-9; 5, 15-16;
Lc 23, 43;
Mt 25, 1-13;
Rm 6, 23;
1 Cor 2, 9;
2Cor 12, 1-4; 13,
4;
1 Ts 4, 17-18; 5, 10;
2 Ts 2, 1;
1 Gv 3, 1-2. 14;
Ap 7, 9-17; 21-22); - immagini bibliche (paradiso, banchetto, cielo: condizione di felicità e di comunione); - insegnamento del Magistero della Chiesa (Benedetto XII, Concilio di Firenze e Trento); * Natura del paradiso: - è il godimento eterno di Dio, somma felicità, di quanti muoiono in grazia liberi da ogni colpa e da ogni pena, e in Lui di ogni altro bene senza alcun male. È lo stato eterno di felicità (non un luogo) in forza della nostra intima e perfetta comunione con Dio; - le promesse di Dio sono il Dio delle promesse: Dio non dona qualcosa ma se stesso. Dio è il paradiso: l'essere sempre con il Signore (Gv 14, 3; 17, 24;
1 Ts 4, 17); - perfezione e pienezza eterna della nostra esistenza: vita eterna (partecipazione alla vita e alla felicità di Dio:
- la beatitudine, cioè pienezza di felicità, come sicura ed eterna visione amorosa di Dio, sommo bene e somma gioia (1 Cor 13, 12;
1 Gv 3, 1-2. 14; Ap 22, 4-5); - il grado di felicità celeste è proporzionato ai meriti, ma ciascuno sarà soddisfatto della propria pienezza e godrà della gioia degli altri (comunione dei santi); - la vita del paradiso è la carità (1 Cor 13, 13). (Padre Attilio Carpin o.p.) |
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