L’obiettivo della missione diocesana in atto è triplice:
1. Ri-presentare Gesù Cristo alla Chiesa locale, agli indifferenti, ai lontani e a
quanti lo cercano, come risposta di Dio all’anelito dell’uomo di conoscere Dio
personalmente ed essere salvati.
2. Invitare alla fruizione della comunione ecclesiale, quale luogo
privilegiato cui conduce la fede in Cristo.
3. Suscitare il desiderio di una vita nello Spirito coerente con la
identità dei figli di Dio.
L’esperienza dei Centri d’Ascolto ha come scopo principale l’esercizio
della capacità di ascoltare
profondamente questi bisogni e le risposte che Dio stesso ci dà. Perchè ciò
avvenga, non si ha bisogno di molte parole eloquenti ma di comunicazione.
La comunicazione implica sempre due
parti in dialogo che si ascoltano senza condizioni. Tenere presente questo
indispensabile scopo dell’esperienza significa ascoltare profondamente la
ragione stessa per cui si è deciso di parteciparvi, in qualsiasi veste.
Animatori e partecipanti sono dunque parimenti coinvolti in una esperienza
singolare, in cui il primato
appartiene alla Parola di Dio: cioè alla sete di ascoltarla, alla gioia di
annunziarla, e, avendola accolta, al bisogno di farla risuonare in un assenso
di fede immediato, che potrà illuminare le decisioni e l’azione di ciascuno e
della Chiesa.
La via dell’ascolto è l’autostrada della conoscenza. Vedere l’altro può lasciare una impressione
superficiale, ma non lo si può conoscere interiormente senza fare a meno di
ascoltarlo.
Lo scopo di partecipare a un Centro d’Ascolto è perciò l’opportunità di
conoscere Cristo e la Chiesa porgendo orecchio a ciò che essi dicono attraverso
l’annunzio della Parola e mediante
la risonanza che l’ascolto di essa
produce nella vita di ciascuno dei partecipanti.
Ultimamente, perchè parlata dal Padre, la Parola ci fa conoscere Dio
personalmente. Sebbene invisibile, in un Centro d’Ascolto il Padre diventa audibile. Egli è, mediante Cristo e nella
comunione realizzata dallo Spirito, l’Interlocutore principale di un dialogo.
Animatori e fruitori, sono la controparte di questo dialogo d’amore.
In ciascuno, come in Maria, la Parola si fa carne e viene portata alla luce
attraverso una ri-nascita spirituale,
religiosa e umana di noi stessi, ricreati a immagine del Figlio. Come Cristo,
Parola di Dio, anche noi diveniamo portatori di essa e ci prepariamo ad essere
testimoni credibili di quanto abbiamo visto e udito.
Gli incontri previsti presso un
Centro d’ascolto sono tre e rispondono all’esigenza di operare sui tre temi che
costituiscono l’obiettivo della missione:
1. Ri-presentare Gesù Cristo
2. Invitare alla fruizione della comunione ecclesiale
3. Vivere la vita cristiana, come vita nello Spirito
Viene di seguito presentato lo schema delle attività suggerite per la conduzione di un incontro
presso un Centro d’Ascolto:
1. Accoglienza, ambiente, partecipanti e introduzione
2. Preghiera iniziale
3. Provocazione iniziale
4. Introduzione alla e lettura della Parola di Dio
5. Annotazioni di lettura
6. Questionario per la discussione
7. Applicazione
Vengono ora descritti in dettaglio i diversi momenti di
un incontro sia per l’aspetto metodologico
che per i contenuti dei tre incontri
previsti, come dalle schede allegate.
Metodo per la conduzione di un Centro di Ascolto
L’accoglienza ad un Centro d’Ascolto rappresenta il primo
compito degli animatori. Un Centro d’Ascolto non è un’aula scolastica, un incontro di catechismo, una riunione
parrocchiale, un servizio di culto, una riunione di condominio, un’assemblea di
partito, un luogo di dibattito o altro. E’
l’occasione di fare insieme l’esperienza dell’ascolto della Parola di Dio,
attraverso gli altri, ovvero, mediante la guida degli animatori e le risonanze
dei partecipanti . E’ perciò un evento unico in cui Dio e gli uomini
siedono attorno alla mensa della condivisione. Da qui l’importanza
dell’accoglienza e della successiva conduzione dell’incontro. Esse debbono
essere finalizzate alla creazione dei presupposti perchè si dia l’ascolto,
senza cui non può prodursi alcun esito. Ogni parola veicola una comunicazione,
ma è nell’ascolto che essa realizza lo scopo per cui è stata detta.
L’accoglienza va curata particolarmente. Mediante l’attenzione personalizzata data a ogni
partecipante, si cerca di metterli a loro agio. Si distribuisce un calendario
con le date degli incontri futuri, il nome degli animatori, il loro recapito
telefonico, il nome e il recapito telefonico dei sacerdoti coinvolti. E’ molto
importante indicare anche gli orari in cui è più facile contattare queste
persone in caso di necessità.
E’ anche utile presentare ciascuno dei partecipanti agli
altri e raccogliere con una scheda le informazioni di base che li riguardano:
nome, cognome, indirizzo, telefono, professione. Questo però va fatto con molta
discrezione, facendo vedere che è determinato da un sincero interessamento per gli altri, dalla necessità di poterli
contattare in caso di contrattempi, o variazioni degli incontri, ecc. E non dal
desiderio di avere una schedatura meccanica e spersonalizzante.
Per eccellenza, la Chiesa esprime ed educa
all’accoglienza. Ogni attenzione posta nei confronti di questo momento
garantisce la possibilità di continuare il resto dell’esperienza di ascolto con
un margine di successo. L’accoglienza
deve costituire la qualità permanente del Centro d’Ascolto. Gli animatori
sono invitati a coltivare e a rendere evidente questa qualità ecclesiale
attraverso l’esercizio delle loro personali doti umane e spirituali.
Per ambiente si intende sia la dimensione interiore e “implicita” dell’incontro, come quella esteriore
e organizzativa di esso. La cura dell’atteggiamento e insieme del locale, i
gesti di attenzione a tutti, come anche la disposizione delle sedie in modo da
vedersi tutti in faccia e poter parlare con serenità, il raccoglimento
interiore e l’ordine esteriore (per esempio la protezione da fonti acustiche
invasive, la disponibilità di altri posti per i ritardatari, ecc.) sono
necessari per la realizzazione di un contesto che aiuti alla condivisione e specialmente all’ascolto. La disposizione ideale sarebbe
in cerchio, con una piccola apertura su un lato dove collocare un’immagine
sacra, dei fiori e il libro delle Scritture o un altro simbolo, come suggerito,
dipendetemente dal tema, nelle schede di ciascun incontro. Tutti debbono
potersi guardare in faccia e guardare, senza voltarsi di spalle, verso altri o
verso l’immagine sacra o il simbolo.
Il locale, diverso dall’aula ecclesiale e, possibilmente,
diverso anche dai locali parrocchiali, dovrebbe manifestare l’intendimento di
volersi incontrare negli spazi della
vita quotidiana, dove, motivata dalle rilevanti esigenze di ciascuno, nasce
la domanda di fede. D’altra parte, l’offerta di questa opportunità di incontro
e di ascolto della Parola, fuori dal consueto contesto ecclesiale, illustra la
preoccupazione della Chiesa di andare incontro agli uomini per suscitare e/o
maturare la fede, che per sua natura riconduce alla condivisione ecclesiale.
Pertanto nella scelta del luogo sia privilegiata la sua configurazione sobria e
accogliente. Importante è anche la sua accessibilità e la discrezione che lo
deve circondare. L’ambiente dovrebbe subito esprimere la disponibilità di chi invita a includere nel proprio spazio di vita,
interiore ed esteriore, tutti quelli che in esso convengono.
Fruiscono di questa occasione tutti quelli
che vi partecipano, seppure secondo mansioni diverse.
Gli animatori non sono catechisti, predicatori,
insegnanti, relatori, caposquadra o consulenti in materia di dottrina; essi
sono facilitatori dell’evento della
missione della Chiesa. Essi hanno ricevuto il mandato dal Vescovo di
annunziare la Parola di Dio attraverso forme opportune a raggiungere ogni
persona possibile. Il loro compito nei Centri d’Ascolto è quello di mediare la fede che la Chiesa, di cui essi fanno
parte, pone nei confronti del Vangelo. Nei Centri d’Ascolto anch’essi
perciò si pongono in ascolto della Parola di Dio e di quelli a cui questa
Parola viene comunicata. Essi cioè facilitano
la veicolazione della Parola e della risposta di fede. Il loro principale
compito è dunque quello di ascoltare non di parlare. Ogni intervento sia perciò
regolato da questa intrinseca esigenza.
I partecipanti invitati a un Centro d’Ascolto non sono
un’assemblea liturgica, un gruppo di catechismo, una classe scolastica, un
plotone da addestrare, un corso di recupero, dei disadattati da rieducare, o un
contingente da indottrinare. Essi sono persone
amate da Dio e convocate da lui attraverso l’invito degli animatori a riscoprire
e fare propria una ricchezza che già appartiene loro, l’amicizia con Dio e con
la Chiesa. E poichè Dio si rivolge al cuore dell’uomo e non solamente alla sua
mente, l’esperienza di un Centro d’Ascolto è necessariamente vincolata alla
urgenza di sollecitare l’interiorità mediante lo stimolo dell’ascolto. Da
ascoltatori della Parola essi potranno, attraverso la grazia dello Spirito,
divenire annunziatori di essa mediante il primo assenso di fede, che potrebbe
celarsi nelle loro risonanze.
Lo Spirito consolatore,
colui che ci insegna ogni cosa, è, insieme agli animatori e ai partecipanti, soggetto insostituibile dell’evento
attraverso cui la Parola penetra il cuore e si fa annunzio che risuona
nell’attestazione della fede che nascerà da questa missione. L’obbedienza allo Spirito del Risorto è,
senza dubbi, la forma suprema dell’ascolto. In forza di questa obbedienza
Egli suggerirà le parole da dire, soffierà attraverso di esse una nuova vita
nel cuore degli ascoltatori, e infine promuoverà la decisione della fede.
Pertanto ogni accorgimento necessario riguardo
all’accoglienza e alla contestualizzazione dell’evento, nonchè lo stesso
atteggiamento e le attività da gestire per la realizzazione di un Centro
d’Ascolto, dipendono interamente dall’atteggiamento di attesa espresso nella preghiera, dalla disponibilità di fede con cui si è preparato il proprio
e il cuore degli altri, e dalla operosità
apostolica con cui si è collaborato, in ogni senso, alla iniziativa divina.
Si può aprire l’incontro con un saluto di benvenuto e con l’illustrazione
del tema e dei momenti salienti che costituiscono l’incontro. Sarebbe opportuno
distribuire adesso il testo della lettura biblica che verrà letta, e delle
domande che stimoleranno la successiva conversazione. Nella introduzione gli
animatori esporranno con semplicità e schiettezza i motivi dell’incontro
invitando alla partecipazione mediante l’ascolto sereno e la condivisione
generosa e personale delle riflessioni dei partecipanti.
2. La preghiera
iniziale
La preghiera esprime la situazione di attesa che
prelude all’ascolto dello Spirito. Questo momento, attuato con grande cura,
pone il gruppo in una dimensione nuova.
Esprime l’accoglienza della Presenza di Dio e invoca la sua benedizione
sull’attività che si intraprende. Può essere preceduto da istanti di silenzio.
La migliore forma della preghiera è quella suggerita dallo Spirito medesimo
attraverso l’uso di testi biblici adeguati, secondo il tema dell’incontro
(Cristo; Chiesa; Vita Cristiana). Per ciascun incontro viene perciò indicato un
passo biblico scelto la cui recita potrà essere seguita da una preghiera che ne
espliciti il senso in ordine al tema. Qualora gli animatori non avessero
approntato un testo per tale preghiera, è possibile usare il testo consigliato
nella rispettiva scheda.
3. Provocazione iniziale
L’opera degli animatori è tesa prima di tutto a preparare
il terreno interiore dei partecipanti invitati. Questo avviene attraverso
l’esercizio di un primo ascolto della
loro interiorità, che, nello schema delle attività, corrisponde alla
provocazione iniziale. Questa, non esigendo risposte verbali, invita a una
introspezione tesa a contestualizzare interiormente il senso dell’esperienza
che seguirà. Per interiore/interiorità si intende la piena consapevolezza da
parte della persona del proprio essere luogo
della presenza di Dio. Interiorità non va confusa con intimismo o
introversione o individualismo.
Per la provocazione iniziale si può partire da un esempio
o da una serie di domande oculate che pongano il partecipante nella prospettiva
del tema dell’incontro (Cristo; Chiesa; Vita Cristiana). E’ necessario che
l’esempio e/o le domande poste non abbiano il carattere della generalità, che
non astraggano il discorso, o sollecitino solamente e isolatamente la
dimensione razionale dell’ascoltatore. Per sua natura, questo momento deve
invitare all’ascolto interiore. La provocazione, fedele al senso del tema
dell’incontro, deve perciò essere diretta a tutta la persona e al gruppo.
4. Lettura della
Parola di Dio
Per dare centralità
a questo atto è opportuno introdurlo con semplicità e incisività. D’altra parte
l’eventuale assenza nei partecipanti di dimestichezza con la Parola (e il
conseguente disagio psicologico) ha bisogno di essere colmata da una pedagogia
che, al contrario, susciti la gioia di potersi sentire destinatari
dell’annunzio. Può pertanto farsi riferimento al motivo per cui viene letta la
Parola di Dio e all’atteggiamento del cuore con cui può essere ascoltata.
La prima volta si può fare ricorso, adattandola, a questa
o ad una simile immagine: noi sappiamo dai ricordi del catechismo che Dio ci è
sempre vicino, ma non lo sentiamo e non lo vediamo. Per molte persone è come se
Dio fosse partito per un viaggio iniziato quando eravamo ancora adoloescenti;
col passare del tempo il suo ricordo si è affievolito. Cosa fare? Se un amico è
partito per un lungo viaggio cerchiamo di tenerci in contatto per lettera,
leggiamo le sue lettere e ce lo ricordiamo vicino e presente, con le sue idee,
i suoi gusti, la sua amicizia, il suo affetto. La parola di Dio che stiamo per
leggere è come una lettera scritta da Dio e indirizzata a ciascuno di noi. Ascoltiamo con attenzione ricordando
la presenza e la vicinanza di Dio nella nostra vita di ragazzi, che vogliamo
riscoprire assieme.
Un altro elemento della introduzione è teso alla contestualizzazione del testo da
leggere nella prospettiva del tema dell’incontro (Cristo; Chiesa; Vita
Cristiana). Ciascuna scheda contiene una introduzione sufficientemente lunga
che serve agli animatori per comprendere, meditare e intodurre il testo.
Dopo questa necessariamente lunga preparazione, si legge
con un attimo di solennità il brano suggerito per l’incontro, creando qualche
attimo di silenzio prima e dopo la lettura. Si faccia ogni sforzo per ottenere
una lettura chiara e avvincente del
brano. La dizione deve favorire l’ascolto e l’immediata comprensione del
testo, ma deve anche toccare il cuore.
5. Annotazioni di
lettura
Questo momento è atto a rilevare con immediatezza e spontaneità la
ricchezza del testo. Essendo infinitamente
significante, del testo vanno tuttavia colti e indicati quei dettagli che possono servire alla
focalizzazione del tema trattato in uno specifico incontro (Cristo; Chiesa;
Vita Cristiana).
E’ un momento delicato in quanto si pone come occasione
di cernita dei messaggi da veicolare.
Non si deve perciò intendere come una predica, o una lezione, una catechesi, un
chiarimento, una spiegazione, una delucidazione, una conferenza, un commento,
uno sfoggio di conoscenza. Il compito è quello di individuare, rilevare, di
prendere nota a voce alta di quei particolari che vale la pena focalizzare per
approfondire l’ascolto.
Analogicamente, si può paragonare questo esercizio alla
maniera in cui un bambino, diversamente da un adulto, con semplicità e linearità, coglie i tratti della
realtà che osserva e li disegna su carta. Sempre l’immagine elementare ed
essenziale che ne deriva si distingue per la sua completezza, armonia e
genuinità. Di una realtà essa ri-presenta la intima essenza. Anche l’ascolto più che avvincente deve poter
essere convincente.
Questo momento è
il banco di prova del servizio degli animatori, in quanto, attraverso la
loro incondizionata e non condizionante disponibilità, aiutano passo passo i
partecipanti nell’esercizio del vero
ascolto. Dalle scienze umane della comunicazione apprendiamo come spesso,
nell’atto di udire, ciascuno finisca coll’ascoltare ciò che più lo stimola. La
sfida che qui si offre è quella di educare
(nel senso di “condurre verso”) a un ascolto autentico, essenziale e veritiero.
Per questo è necessario porgere la ricchezza del testo con estrema semplicità e
genuinità, lasciando che sia la Parola il vero maestro, il tramite dell’incontro con l’urgenza del tema da
trattare.
Le schede propongono una griglia di annotazioni elementari per le letture bibliche offerte nel rispetto
di ciascuno dei temi su cui operare.
Accanto alle annotazioni di tipo esplicativo si porge una indicazione di approfondimento che può aiutare l’animatore nella
gestione di questo importantissimo compito.
6. Questionario
per la discussione
Per avviare, facilitare, e specialmente per tenere la
discussione entro i limiti del tema trattato nell’incontro, vengono suggerite
nello schema di ciascun incontro delle domande o considerazioni attinenti al
tema.
Lo scopo di questo momento non è quello di trovare le
risposte giuste a queste domande. Piuttosto si vuole stimolare, attraverso di
esse, una risposta interiore condivisa a
voce alta.
Il partecipante dovrebbe poter sentirsi completamente a suo agio, sentirsi ascoltato e desiderare
di porgere agli altri con serenità e senza il timore del giudizio le proprie
riflessioni. Le domande interpellano il cuore e le risposte devono pertanto
essere veicolate al cuore degli altri partecipanti.
Sarebbe sbagliato, per esempio, ridurre questo momento a
un semplice dibattito, a una tavola rotonda, al chiarimento di questioni
religiose o morali. Sempre in maniera esemplificativa, ogni intervento più che
essere un’accusa di situazioni anomale o di disagi sociali e istituzionali, che
tendono a caricare responsabilità di
vario genere su cose, persone o organizzazioni assenti, dovrebbe essere
ricondotto nell’alveo della comunicazione personale, attraverso la promozione di atteggiamenti responsabili e
di propositi costruttivi.
La cura degli animatori privilegerà la creazione di un contesto in cui tutti possono parlare e
tutti ascoltare, valorizzando la ricchezza peculiare di ciascun intervento.
Essi non sono tenuti ad opporre schermi difensivi davanti a possibili obiezioni
o critiche dell’assetto istituzionale della Chiesa o altro. Offrendo la
possibilità di esprimere il proprio pensiero anzi può attuarsi una necessaria purificazione del cuore di ciascuno
dalle remore che lo trattengono in una situazione di indifferenza e lontananza.
Inoltre è proprio quì che si genera quella dimensione dell’ascolto della Parola
che giudica e rinnova, che stimola a uscire da situazioni di stagnazione e
converte. Compito dell’animatore, attraverso l’ascolto dei partecipanti, è
quello di osservare l’opera, quasi sempre inaspettata
e sorprendente, della Parola in essi, e di testimoniarla attraverso
l’evidenza della propria ricezione.
Il gruppo degli animatori si fa garante della discrezione
e del riserbo che debbono caratterizzare l’incontro prima e dopo la sua
realizzazione, evidenziando la speciale quanto unica identità dell’evento. Al
termine dell’evento i partecipanti dovrebbero poter lasciare la sede
dell’incontro con la gioia di avere
vissuto una esperienza di intimità fraterna , col desiderio di ritornare e rincontrarsi per potere approfondire il
senso dell’ascolto e della condivisione, e infine con la prospettiva di continuare questa esperienza nella Chiesa.
Molto realisticamente gli animatori aiuteranno i
partecipanti a capire che la discussione rappresenta un momento esemplificativo e non esaustivo della riflessione che dovrà
naturalmente conseguire nella vita di ciascuno. Si può anche spiegare come una
domanda interiore supponga essa stessa una intuizione della risposta, e come la
vera avventura religiosa consista nel percorso
che unisce l’inizio del cammino di ricerca al raggiungimento del traguardo.
Due certezze tuttavia devono affiorare da questo momento
come frutti dell’ascolto: 1. La prima consiste nell’accoglienza della Parola di Dio come messaggio che è personalmente
indirizzato all’individuo. 2. La seconda consiste nell’esperienza della reciproca accoglienza attraverso l’ascolto
profondo delle risonanze di questa Parola nel cuore di ciascuno. Questi due
temi preludono al dono della comunione ecclesiale, come invito universale a
partecipare alla intimità della vita trinitaria, che è l’oggetto della Parola.
7. Applicazione
La ricchezza dell’esperienza fatta non può rimanere un
bagaglio interiore. La verità delle cose ascoltate modella e dà forma alle
scelte che necessariamente possono derivare. L’incontro con Cristo, Parola di
Dio fatta carne e ora vivente nella Chiesa, trasfigura e dona la rinnovata consapevolezza di essere amati e di
amare, la gioia di rimanere in
questo amore, e la carica di andare
a comunicare agli altri con decisione e coraggio ciò che Dio ha fatto per noi.
L’incontro può concludersi con l’ascolto di eventuali decisioni, propositi o impegni pratici
che possono essere andati maturando nei partecipanti durante la sessione e che
danno corpo alla loro interiore rinnovata disposizione. Per ciascuno si tratta
di ravvisare quali vie, grandi o piccole, possono esplicitare nella vita la
propria decisione della fede.
La preghiera della Chiesa diocesana per la missione può
concludere l’incontro. Di essa può essere recitata specialmente quella delle
tre parti che è attinente al tema.
Preghiera della Chiesa per la missione
Questa preghiera ha per tema i tre obiettivi della missione: ri-presentare
Cristo; invitare alla fruizione della
comunione ecclesiale; e stimolare ad una vita cristiana coerente con la
filiazione battesimale. Essa è preceduta da una parte introduttiva, prefazio, e
da una parte conclusiva, benedizione. La sua recita può essere fatta in tre
modi: 1. Interamente; 2. Intercalando uno solo dei tre temi alla introduzione e
alla conclusione; 3. Brevemente, legando solamente la parte introduttiva con quella
finale.
Prefazio
Affidandoci
la missione di annunziare
le
meraviglie del tuo amore,
o Padre
della nostra Chiesa, ci chiami,
a
testimoniare prima di tutto Gesù Cristo,
tuo
Figlio,
compimento
di salvezza e speranza.
Egli è
la tua parola che ci rivela il tuo nome,
il tuo
amore e il tuo volto.
Egli è
il tuo unto,
inviato
per dare la buona novella ai poveri,
per
restituire la dignità agli sfruttati e agli oppressi,
per
inaugurare il tempo della grazia
e della
benedizione del nostro Dio.
In
questo tempo di pienezza, Signore,
vogliamo
unirci, come sua Chiesa,
a questa
missione liberatrice di Gesù,
restituendo
con amore alla sua immagine originaria
la
figura dell’uomo, nostro fratello,
deformata
da tante schiavitù.
Aiutaci
in questo compito con la forza del tuo Santo Spirito,
e fa che
la nostra fugace vita
maturi
in frutti di santità.
dossologia
Ti
adoriamo, Padre, perchè il tuo Figlio
si è
fatto uno di noi nelle nostre case.
Ti
benediciamo, Padre, per Gesù Cristo,
Nostro
Signore, che ha percorso infaticabile
le dure
strade della Palestina annunciando
il regno
di Dio e guarendo tutti i malati,
poichè
il suo cuore aveva compassione
delle
folle senza pastore.
Ti
ringraziamo per il dono di Gesù Cristo,
nostro
pastore e guida.
Gloria a
Te, Padre, per la sua croce gloriosa,
incontro
di obbedienza e di amore senza frontiere.
Egli è
venuto perchè abbiamo la vita in abbondanza.
Egli è
la porta sempre aperta a tutti gli uomini,
che
dischiude il passaggio alla tua infinita bontà,
al tuo
amore universale e all’amore dei nostri fratelli.
impetrazione
Apri le
nostre porte, Signore,
rompi i
nostri chiavistelli, elimina le nostre difese
e i
nostri privilegi di gente soddisfatta.
Il tuo
Spirito apra una breccia nei nostri spessi muri,
perchè
la nostra comunità
sia un
focolare aperto a tutti,
Fà,
Signore, che la tua parola
e il tuo
amore risveglino la nostra fede,
guarendo
la nostra innata cecità,
per
potere vedere tutto nella vita con gli occhi nuovi
che
nella fede ci dà il tuo Santo Spirito,
e amare
i fratelli come li ami tu.
Dacci,
Signore, lo Spirito di sapienza
per
ri-conoscere Cristo.
Illumina
gli occhi della nostra mente
perchè
comprendiamo
a quale
speranza ci chiami nel Risorto,
e quale
tesoro di gloria prepari per i tuoi eletti.
dossologia
Con la
gioia che il tuo Spirito infonde nei nostri cuori,
ti
lodiamo a gran voce, Padre nostro,
perchè
ci hai chiamati alla libertà e alla fiducia
che ci
infonde il tuo amore,
mediante
la comunione con Gesù tuo Figlio nella Chiesa.
Egli ha
chiesto ardentemente l’unità di quelli
che in
tutto il mondo credono in te,
Popolo
santo dell’unico e vero Dio.
Il
nostro cuore ti canta esultante, Padre di tutti,
perchè
ci inviti, per mezzo di Cristo, a sederci
con te
alla mensa eucaristica della Chiesa.
Tu sazi
la nostra fame del pane di vita
con la
parola e il corpo del Figlio,
e
converti in splendida primavera
il
nostro deserto bruciato,
unendoci
al corpo vittorioso di Cristo.
impetrazione
Alla tua
Chiesa concedi, Signore,
di
essere fedele discepola del tuo Figlio,
e di
rispondere generosamente alla tua chiamata
a
seguirlo come popolo che ti professa nella verità
e ti
serva indiviso nella santità.
Con il
tuo Spirito trasformaci in testimoni.
Padre
buono, facci vivere uniti come fratelli in Gesù,
per
essere comunità segno di Cristo risorto:
comunità
di fede nell’ascolto della parola,
comunità
di amore e di vita,
comunità
eucaristica e di preghiera,
comunità
missionaria, coraggiosa, e aperta al mondo.
Adorna
la sposa di Cristo, Signore,
con i
doni preziosi della festa, la speranza e l’operosità,
perchè
l’attesa del giorno felice del suo ritorno
sia
vissuta come compito vigile
di un
amore che non dorme,
nella
notte della sofferenza.
dossologia
Ti
proclamiamo santo, Dio Padre, fortezza dei deboli,
perchè
Gesù è venuto a portare il fuoco sulla terra,
mostrandoci,
nel battesimo della sua passione gloriosa,
l’ardua
strada che porta alla vita
e alla
conquista della pace vera:
la scelta
incondizionata del Regno.
Egli è
la via, la verità e la vita.
Egli è
il tuo dono perfetto.
Dio
Eterno, Padre della tenerezza,
ricevi
la lode piena che il nostro cuore ti canta,
giacchè,
attraverso Cristo e nello Spirito,
dimori
personalmente in quelli che ti amano.
A te che
trasformi la nostra condizione terrena e caduca,
conformandola
al corpo glorioso di Cristo,
si elevi
la nostra preghiera
e il
dono della nostra vita redenta.
impetrazione
Perdona,
Signore, la nostra inefficacia,
e dacci
la forza del tuo Spirito
per
annunciare Cristo, speranza dell’umanità,
come
vita che supera la morte, l’indifferenza e l’oppressione,
come
amore e fratellanza, contro l’odio e la violenza,
come
unica liberazione.
Insegnaci
con il tuo Spirito la sapienza della vita
e
aiutaci, Signore, a scegliere con gioia
di
essere poveri con Cristo, senza accumulare
beni
perituri che ingannano il nostro cuore.
Facci
comprendere che tu, nostra vera ricchezza,
ci hai
innalzati a condividere la tua vita immortale.
Aiutaci,
Signore, a scoprirti in ogni luogo del mondo,
nel
fratello che ha bisogno del nostro aiuto e affetto,
negli
uomini e nelle donne che soffrono,
sperano
e ti cercano, perchè camminando insieme
nella
speranza della nuova terra,
incontriamo
il nuovo cielo dove dimora la tua giustizia.
Ti
benediciamo, Padre,
per la
stupenda rivelazione di Gesù:
tu sei
il nostro Padre celeste e ci ami come figli.
Perciò
con tutto l’ardore del nostro cuore,
ti
chiediamo che il tuo regno
arrivi a
noi spinto dal tuo Spirito,
così che
le nostre vite, la nostra terra e le città
siano
inondate del tuo amore.
Desideriamo
anche che il tuo nome
sia
benedetto in ogni luogo,
e che
tutta la nostra vita e la nostra condotta
si
conformino alla tua volontà.
Padre
buono, dacci ogni giorno
il pane
della vita temporale ed eterna,
così che
la nostra attesa si compia nelle tue mani.
E
conservaci fermi nelle tentazioni contro la fede e l’amore,
Per non
soccombere all’infedeltà e al male.
come
modello di donna credente,
come
esempio di tua discepola,
come
madre della Chiesa,
e come
sua immagine splendente della bellezza finale,
concedi
a noi di camminare, come lei,
nella
fede e nella tua sequela,
e rendi
la nostra Chiesa testimone credibile
delle
grandi cose che hai fatto per noi. AMEN
Scheda per il primo
incontro
Ri-conoscere Gesù Cristo
1. Accoglienza
Essendo questo il primo incontro, è utile
attenersi strettamente ai suggerimenti forniti nella parte metodologica.
Un simbolo appropriato all’incontro, da predisporre, può essere la
collocazione in un punto rilevante di una tavola imbandita con tovaglia bianca,
tre piatti e tre bicchieri, tre sedie e un pane spezzato e aperto nel piatto
centrale. Il richiamo è evidentemente ad Emmaus.
L’introduzione, breve, deve
necessariamente fare riferimento all’episodio di Emmaus, invitando a sentirsi
come i due discepoli che sulla via e poi attorno alla tavola ri-conoscono nel pellegrino, Gesù
Risorto.
2. Preghiera iniziale
Salmo
92: (da trascrivere)
Sii
benedetto, Signore, per la tua pazienza con noi,
come i
discepoli sulla via di Emmaus,
anche
noi siamo tardi a capire la tua parola
e restii
a credere in te,
a causa
del nostro scoraggiamento e disfattismo.
Ti
credevamo morto per sempre,
ma tu
vivi oggi come ieri.
Come
potremmo ri-conoscerti, Signore,
come il
Dio della vita,
se la
tua parola e il tuo pane
non
scaldano i nostri freddi cuori?
Aprici
gli occhi dello spirito perchè ti troviamo
nel
lamento del povero e di chi soffre, dove tu sei vivo.
Grazie,
Signore,
perchè
possiamo riconoscerti nella tua parola,
nell’eucaristia
e nella comunità dei fratelli che credono.
Vieni e
cammina al nostro fianco, e resta con noi per sempre. AMEN
3. Provocazione iniziale
Una o più proposte
possono essere usate per avviare la riflessione. Si può anche fare ricorso ad
altre provocazioni preparate dagli animatori.
1. A ciascuno di noi, Gesù non chiede “chi pensa la gente che io sia?”
bensì “chi pensi tu che io sia?”. E’ una domanda personale la cui risposta
presume una certa conoscenza di lui. Cosa conosci di Gesù?
2. La maggior parte delle cose che conosci di Gesù, le sai per averle
sentito dire ad altri. Eppure si conosce davvero una persona solo quando la si
incontra. Hai mai incontrato Gesù? Lo hai riconosciuto?
3. Attraverso la sua predicazione e i gesti di tenerezza, Gesù
sosteneva di avere un compito preciso e importantissimo da compiere, quello di
farci “vedere e ascoltare il Padre”. Hai mai pensato incontrandolo di ottenere
questo vantaggio?
4. La fede cristiana afferma che Gesù è il Figlio di Dio crocifisso e
risorto. Quale importanza può avere per te il fatto che Dio abbia dato il suo
unico Figlio perchè fosse inchiodato sulla croce? Non gli bastava essere Dio?
5. Quali memorie di Gesù affiorano dai momenti belli e da quelli
tristi della tua vita? Lo hai mai sentito attento, presente, preoccupato,
contento delle tue vicissitudini?
6. Dov’è Gesù adesso? Dove vuole essere?
7. Il suo messaggio, per quanto socialmente rilevante, è sempre
diretto all’interiorità dell’uomo. Infatti egli diceva di essere venuto non per
abolire la legge ma per completarla dandole il senso spirituale, cioè invitando
l’uomo a osservarla prima di tutto col cuore. Pensi che questo argomento di
Gesù possa difatti convertire il cuore?
1. Lettura della Parola di Dio
Il passo
che si sta per leggere è il racconto di un’apparizione di Cristo a due
discepoli che vanno da Gerusalemme a Emmaus. I protagonisti passano progressivamente
dalla delusione a una fede entusiastica in Cristo risorto.
Il
racconto è semplice, umano, intimo. Ma per approfondire il suo contenuto
abbiamo bisogno di chiavi di lettura che ne rivelino l’intenzione e il
messaggio più profondo. Attraverso quale processo gli avviliti discepoli di
Emmaus – e il credente di oggi rappresentato in essi – arrivarono all’incontro
di fede con Gesù risorto?
Distinguiamo,
tra le altre, queste tre chiavi
complementari di lettura basate sul testo: 1. scritturistica, relativa alla conversazione tra Gesù e i due sulle
profezie riguardo a Cristo; 2. eucaristica,
proposta nella frazione del pane; 3. ecclesiale,
o comunitaria, indicata nella condivisione dell’esperienza di fede con i
fratelli. Queste chiavi esprimono le tre vie dell’incontro con Cristo: la
Parola di Dio, l’Eucaristia e la Chiesa.
L’assemblea
di fede che ascolta la parola di Dio e celebra l’eucaristia sono il luogo
dell’incontro con Cristo per chi al giorno d’oggi non lo conosce.
Lc 24,
13-35: (da trascrivere)
2. Annotazioni di lettura
1. Ri-conoscere Gesù e annunaciare la
gioia di averlo visto, sembra essere il messaggio predominante del brano.
2. La delusione dei
discepoli esprime le attese insoddisfatte di ogni uomo, che vorrebbe investirsi
in qualcosa di determinante. Cristo è la parola definitiva di Dio agli uomini.
3. Gesù, sotto le vesti di uno sconosciuto, incontra l’uomo dove egli si trova, lungo il cammino della vita. Ci ha incontrati prima di tutto facendosi uomo.
4. Egli conosce e ascolta
genuinamente le ragioni del nostro disappunto e disorientamento. La sua
missione nei nostri confronti è stata esclusivamente determinata dal suo amore
per l’uomo.
5. Gesù accompagna e aiuta
l’uomo che incontra e gli parla spiegandogli
le Scritture. Nessuna Scrittura avrebbe senso se non in Cristo.
6. Si ferma nella nostra casa se gli
chiediamo di restare con noi. Il suo massimo desiderio è quello di venire ad
abitare in noi, per farci uno con il Padre.
7. Condivide con noi il dono intimo di se
stesso nell’eucaristia. Ci nutre e trasforma, facendoci come lui.
8. Scomparendo, manifesta
il mistero di Dio, aprendo gli occhi della fede. Con la sua risurrezione apre
all’uomo l’orizzonte dello spirito e lo rende capace mediante la fede di vedere
oltre il visibile.
9. Produce una gioia
incontenibile, tale da fare tornare sui propri passi, verso una decisione di
fede che diventa personale testimonianza. La missione diventa per i cristiani
la danza della gioia.
6. Questionario per la
discussione
1. La prima domanda che possiamo farci riguarda il nostro peronale
modo di aver ri-vissuto interiormente ciò che abbiamo ascoltato. Chi ero io
nella storia? Quali delusioni mi hanno reso incapace di ri-conoscere Cristo?
Quali domande gli avrei rivolto? Ecc.
2. Ha senso illuminare le mie delusioni con l’aiuto della Scrittura
spiegata da Cristo? Voglio risolvere tutto da solo? C’è davvero un disegno
meraviglioso di armonia e di verità in cui vale credere?
3. Mentre Gesù spiega le Scritture, egli spiega sè stesso. Sono le
Scritture il luogo del mio incontro con lui per iniziare un cammino di fede?
Chi può aiutarmi a leggere le Scritture per sentire Cristo?
4. Nell’intimità della cena di Emmaus i discepoli vedono il Signore e
lo ri-conoscono. L’eucaristia e la comunione fraterna che si realizza attorno
ad essa nella Chiesa sono ora il segno della presenza di Cristo. Desidero
accettare l’invito ad essere parte della mensa dell’amore?
7. Applicazione
I propositi concreti che
possono derivare dal primo incontro rispondono all’esigenza di curare con
particolare attenzione la qualità della propria fede, amore, apertura,
solidarietà con i poveri, speranza, ottimismo, gioia, cordialità, tolleranza,
comprensione, ospitalità. Queste sono qualità distintive di Cristo stesso.
L’incontro può
concludersi con la recita della preghiera della Chiesa per la missione,
privilegiando di essa la prima parte.
Scheda per il secondo incontro
La
comunione ecclesiale
1. Accoglienza
Il simbolo che viene suggerito per questo incontro prevede
l’accensione simultanea di un robusto cero posto in un punto rilevante, da
parte di diverse persone che, provenendo da parti diverse del luogo
dell’incontro, portano in mano una candelina accesa. Vuole esprimere il convenire
nell’unica fede della comunione ecclesiale, per essere illuminati da Cristo,
vera luce del mondo.
Nell’introduzione si farà
rilevare come l’unità della Chiesa scaturisca
dalla fede in Cristo, e come la nostra volontà, il nostro cuore e la nostra intelligenza
debbano responsabilmente confluire
nel grande progetto di Dio, che nella lettura della Parola di Dio è paragonato
alla parabola dei due figli mandati a lavorare nella vigna.
2. Preghiera
iniziale
Fil 2,
1-11:
Ti
benediciamo, Dio Padre nostro, con le parole di Paolo,
perchè
“Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,
non
considerò un tesoro geloso
la sua
uguaglianza con Dio;
ma
spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo
e
diventando simile agli uomini;
apparso
in forma umana, umiliò se stesso facendosi
obbediente
fino alla morte e alla morte di croce.
Per
questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome
che è
al di sopra di ogni altro nome;
perchè
nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei
cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua
proclami che Gesù Cristo è il Signore,
a
gloria di Dio Padre”. AMEN
Preghiera esplicativa del
tema
Ti
rendiamo grazie, Padre, perchè ci chiami a vivere
in
comunione con i fratelli e i nostri pastori,
e ci
inviti a portare calore fraterno alla convivenza
e la
nostra collaborazione al servizio comune del vangelo.
Vogliamo
vivere uniti come fratelli in Gesù Cristo.
Tu che
sei più forte delle nostre divisioni
perdona
la nostra indifferenza,
i
sospetti e le sfiduce reciproche.
Concedici,
Signore, di assumere la nostra responsabilità
nell’edificazione
della comunità cristiana
e nella
diffusione del tuo regno tra i nostri fratelli
sotto
l’impulso dello Spirito di Cristo risorto.
3. Provocazione
iniziale
1. L’incoerenza degli altri cristiani spesso è motivo di delusione per
chi desidera appartenere a una Chiesa che sia centro di santità e luogo di
pace.
2. Nella Chiesa posso sentirmi estraneo, se non ho un motivo di
appartenervi che vada oltre i precetti della frequenza domenicale e festiva, la
contribuzione di un’offerta, e l’obbedienza alle sue leggi e dottrine.
3. La Chiesa è una istituzione di Dio o una maniera degli uomini di
organizzare la religione? Se viene da Dio, perchè l’ha voluta?
4. C’è un legame tra Cristo e la Chiesa? In che modo posso scoprirlo?
5. Col battesimo si è associati alla Chiesa come le membra a un corpo.
Difatti attraverso la Chiesa si diventa parte del corpo di Cristo. Esiste per
caso un’altra via che mi faccia fare questo senza il coinvolgimento con gli
altri? Perchè, parlando di Chiesa, gli altri sono così necessari?
6. Per capire la Chiesa mi basta stare fuori? Posso comprendere, e
perciò giudicare, la sua interiorità senza farvi parte?
7. Il compito della Chiesa è solo quello di aiutare i bisognosi,
oppure è una realtà assolutamente più necessaria per l’uomo delle agenzie di
assistenza sociale? Cosa è tanto importante nella missione della Chiesa?
8. Hai mai incontrato la Chiesa in una persona o in un gruppo, o pensi
che essa sia una semplice istituzione clericale dedita a mansioni tanto
distanti quanto la misteriosità dei suoi riti?
9. Sai che, mediante il battesimo, attraverso il dono irrevocabile di
Dio,fai già parte della Chiesa, e che la tua eventuale indifferenza o
lontananza o dissociazione da essa, contribuisce alla situazione di una Chiesa
disgregata?
10. Quali dovrebbero essere le responsabilità di chi appartiene alla
Chiesa? Le pensi anche per te?
1. Lettura della
Parola di Dio
Introduzione
Il
brano evangelico che racconta la parabola dei due figli mandati a lavorare
nella vigna, mette in guardia sulla necessità di abbandonare la propria
autosufficienza religiosa per non lasciarsi sfuggire il regno di Dio. Il
contrasto tra i due modi di assumersi l’impegno di un lavoro dei due figli è
reso più netto dalla centralità nel racconto della volontà del Padre. Essa
esprime la libera iniziativa di Dio nella realizzazione del progetto di
salvezza, ma anche l’invito paterno, rivolto all’uomo, a condividere l’impegno
e la cura di questo dono.
A sua
volta, tale contrasto spiega l’importanza che assume l’atto della conversione
interiore da parte dell’uomo, che riconosce il valore della chiamata divina.
L’assunzione delle responsabilità nella vigna più che essere un atto meccanico,
dovuto, diventa così un gesto di solidarietà dell’uomo con Dio. La comunione
nella Chiesa è dono dell’iniziativa di Dio, ma esige l’assunzione personale di
quelle responsabilità, per le quali essa diventa fruibile. La conversione del
cuore è perciò il primo atto ecclesiale; la porta di ingresso nella vera
comunione.
Dividere
tutto con gli altri che seguono Cristo è l’espressione pratica della comunione
ecclesiale: dividere la fede, l’amore che Dio ha per noi in Cristo, la speranza
cristiana, la mensa eucaristica, le scelte evangelizzatrici, l’accoglienza e il
calore umano.
Lettura del testo biblico
Mt 21,
28-31: (da trascrivere)
2. Annotazioni di
lettura
1. L’assunzione di
responsabilità proprie della persona secondo l’invito divino per la
realizzazione di un compito comune a Dio e agli uomini (il possesso e la coltivazione
della vigna), sembra essere il messaggio fondamentale di questo brano. Già
nella prima creazione, l’uomo è fatto a immagine di Dio, perchè ne sia custode.
La ri-creazione ad immagine del Figlio, attraverso il battesimo, implica la
necessità di assumersi responsabilità nella Chiesa, che ore è il nuovo spazio
vitale.
2. I due figli appartengono
entrambi al Padre, così come ad essi appartiene
anche la vigna. Il dono della filiazione divina nel battesimo implica il dono
di una eredità che appartiene a Cristo, ed è significata sulla terra dalla
Chiesa.
3. L’invito ad andare a lavorare nella vigna, rivolto ad entrambi,
esprime il desiderio di condivisione da
parte di Dio di ciò che è suo con loro, di una sua cura. Implica una
responsabilità particolare data agli uomini e perciò stesso una particolare
dignità. E’ la dignità sancita dall’amore provvido di Dio, di cui la Chiesa è
strumento.
4. Il consenso espresso dal primo dei due figli e la sua defezione
dall’impegno indicano la possibilità di un rapporto
incoerente con il progetto divino. La Chiesa, e i suoi membri, non possono
esimersi dal compiere la volontà di Dio per la salvezza del mondo.
5. Il ravvedimento dell’altro figlio e la sua conseguente assunzione
dell’impegno costituiscono la via consapevole del ritorno al Padre. La Chiesa è comunione fra gli uomini con Dio,
generata dal sacrificio di Cristo che riconcilia l’umanità a Dio.
6. L’evidenza della diversità delle due posizioni, costituisce il
motivo della pedagogia divina della parabola: la volontà di Dio circa il suo progetto e il nostro corresponsabile impegno ad attuarla.
L’iniziativa di Dio che convoca la Chiesa, e non il progetto umano, è lo
spartiacque della decisione dell’uomo che si converte.
6. Questionario
per la discussione
1. Avrai sentito parlare della Chiesa attraverso l’uso di tante
immagini diverse, per esempio, Popolo di Dio, Corpo di Cristo, Sposa del
Signore, Vigna, ecc. Ti sei mai chiesto il perchè di questa necessità? Spesso
si descrivono con tante parole le cose che sono meno definibili. Forse la
Chiesa non può essere definita. Il Concilio ne parla infatti nei termini della
sua appartenenza al mistero di Cristo.
2. Conoscere la Chiesa può perciò aiutare a comprendere meglio il
mistero di Cristo? Dove incontrerò la Chiesa?
3. La mia fede è la fede della Chiesa, ovvero l’eredità di Cristo
posseduta in comune? So di appartenere alla Chiesa?
4. La vocazione sembra essere una cosa di cui si parla quando si parla
di persone consacrate a un particolare stato di vita nella Chiesa, oppure vi è
una vocazione rivolta a tutti, di cui quella dei sacredoti e delle suore è uno
speciale aspetto? Quale vocazione Dio mi ha dato chiamandomi alla Chiesa? E
quali personali responsabilità posso assumermi per rispondere?
5. La mia salvezza è la salvezza degli altri. Cristo Luce illumina
ogni essere, forse anche attraverso di te. Come può aiutarti la Chiesa in
questo compito?
6. Responsabilità e corresponsabilità: due termini, due significati.
In che maniera essi si esplicitano nel progetto ecclesiale della comunione?
7. Nel battesimo veniamo dichiarati sacerdoti, re e profeti con
Cristo. Quale culto devo offrire come sacerdote, quali compiti assumermi per il
Regno, e quale parola posso pronunziare nel nome di Dio come profeta?
8. L’unità della Chiesa? Potrebbe cominciare da me, almeno per la
parte visibile. Quella invisibile la lascio allo Spirito.
9. Esistono oggi tanti “cristiani senza Chiesa”, persone che si dicono
credenti in Dio e cattolici ma che hanno rotto con la Chiesa ufficiale e la sua
gerarchia. Ci sono poi quelli che scelgono un cattolicesimo individualistico e
indipendente : “questo mi va, quello non mi va…”, ovvero persone che escludono
dal loro credo alcune verità, e assumono altre opinioni come verità.
10. Quale ruolo hanno i pastori nella Chiesa?
1. Applicazione
I propositi concreti che
possono derivare dal secondo incontro rispondono all’esigenza di coltivare la
proria interiorità, l’avvicinamento alla Chiesa, la prima assunzione di
personali responsabilità di fede, ascolto della Parola, frequenza dei
sacramenti, esercizio della carità. Queste dimensioni costruiscono la comunità
e potenziano la sua missione verso l’esterno.
L’incontro può
concludersi con la recita della preghiera, privilegiando di essa la seconda
parte.
Scheda per il
terzo incontro
La
vita cristiana
1. Accoglienza
Come simbolo adatto a questo incontro, in cui si parla della vita
cristiana come inserimento in Cristo, viene suggerito quello della vite e dei
tralci, lo stesso dell’immagine evangelica presente nel brano scelto per la
lettura. Si potrebbe preparare un ceppo di una vite in una punto rilevante e
distribuire ad alcuni delle foglie da appendere ai rami della vite.
Nella introduzione gli
animatori spiegheranno l’importanza di essere
uniti a Crito e alla sua Chiesa per ottenere la linfa della vite in modo da
portare frutti di opere buone.
2. Preghiera
iniziale
Salmo
23, 1-6: (da trascrivere)
Preghiera esplicativa del
tema
Ti
lodiamo e ti benediciamo, Dio dei nostri padri,
perchè
la terra ha dato il suo frutto
e il
migliore dei raccolti.
Gesù,
tuo Figlio, non solo è la vite di cui siamo parte,
ma il
suo sangue è anche il vino nuovo
della
Pasqua di risurrezione.
Siamo
la tua vigna, Signore, il popolo che tu ami.
Grazie
a Gesù possiamo avere in noi la tua vita divina
e
produrre frutto abbondante, se restiamo uniti a lui.
Perciò
purificaci a fondo
Con la
potatura del tuo Spirito.
Dio
Padre di bontà, concedi a noi di credere e amare:
credere
fermamente in te e nel tuo Figlio inviato,
Gesù
Cristo, e amarti senza misura,
amando
i nostri fratelli. AMEN
3. Provocazione
iniziale
1. Durante il nostro lavoro e le nostre attività a volte spossanti
dvremmo fare una sosta per riflettere. Alla luce della frase lapidaria di Gesù
“Senza di me non potete far nulla”, dobbiamo interrogarci anche sull’efficacia
e sul frutto del nostro lavoro.
2. Anche per ciò che concerne la nostra operosità religiosa, è
necessario chiedersi le stesse domande.
3. Credere e amare sono uniti nella radice. Essi esprimono due
atteggiamenti fondamentali inseparabili. Nella tua vita, fede e amore
interagiscono e si fecondano a vicenda?
4. Una fede sterile e morta non serve a niente. La vita della fede
dipende dal nostro contatto vitale con Cristo, nella preghiera, nell’ascolto
della sua parola, nei sacramenti, specialmente l’eucaristia, e nell’amore per i
fratelli.
5. La mia difficoltà di fare certe scelte difficili può essere aiutata
dal rapporto vitale con Cristo?
6. Quali parti della mia vita sono unite a Cristo e quali disgiunte da
lui?
7. La vita cristiana è forse solo determinata dalla stretta osservanza
dei comandamenti senza il coinvolgimento del cuore?
1. Lettura della
Parola di Dio
Introduzione
Il tema
del brano che stiamo per leggere è l’amore cristiano. Ma in relazione diretta
all’obbedienza. Mediante il simbolismo della vite, parla di comunione di vita
con Cristo e con i fratelli nella fede e nell’amore. Cristo è la vite e noi i
tralci. Uniti a lui per mezzo dello Spirito, produrremo molto frutto se
osserveremo il comandamento di Dio, credere in Gesù e amarci gli uni gli altri.
Il vangelo afferma la necessità di restare uniti a Gesù per dare frutti
abbondanti per Dio.
Restare
in Cristo è la condizione per far frutto. Per far frutto abbiamo bisogno della
linfa, che è Cristo. Senza di lui non possiamo far niente, perchè senza la
linfa i tralci si seccano. La vita cristiana è detta vita nello Spirito proprio
perchè riceve la sua forza interiore, la capacità e la pazienza per trasformare
la dura realtà e vincere il male dentro e fuori di noi dallo Spirito di Cristo
effuso a noi nella Chiesa mediante il battesimo e gli altri sacramenti.
L’esteriorità della vita cristiana è perciò estremamente importante poichè
esprime la ricchezza interiore del dono dello Spirito. La condotta di vita
coerente con il vangelo è essa stessa il frutto del nostro inserimento in
Cristo, vera vite.
Delle
volte queto legame con Cristo implica una potatura da parte di Dio di quelle
cose che impediscono la fioritura e la crescita: è la conversione e la
purificazione.
Lettura del testo biblico
Gv 15,
1-8: (da trascrivere)
2. Annotazioni di
lettura
1. Cristo è la vera vite,
la fonte della vita spirituale nel discepolato.
2. Il padre è il vignaiolo,
colui che cura la bellezza interiore dell’uomo, chiamandolo a seguire Cristo.
3. Portare frutto stando
inseriti in Cristo è lo scopo della cura del Padre. Il frutto indica la glorificazione di Dio mediante la
sequela di Cristo.
4. La potatura, che è la
conversione, serve a produrre più frutto, a rendere cioè la vita cristiana
feconda della glorificazione di Dio.
5. L’ascolto della parola di Cristo converte. La vita cristiana è rinnovamento prodotto dalla potenza
della Parola e della grazia di Cristo.
6. Voi siete i tralci.
Siamo la fioritura dell’opera redentrice di Cristo. Un tralcio nasce dalla
potenza interiore della vite. Questa potenza è data dall’obbedienza al Padre
che risuscita Cristo dai morti e gli conferisce il dono di dare la vita, lo
Spirito.
7. La nostra vita disgiunta da Cristo porta alla morte, poichè Cristo solamente è inserito alla fonte suprema della
vita che è il Padre.
8. Per mezzo della nostra unione con Cristo, otteniamo tutto ciò che chiediamo.
9. La gloroficazione del
Padre è il fine ultimo della nostra unione con Cristo.
1. Questionario per
la discussione
1. La vita cristiana è discepolato. Cosa implica seguire Cristo per
te? Cosa implica seguirlo secondo le sue parole?
2. Il discepolo, come un tralcio, è curato dal Padre. La vita
cristiana è affare di Dio o dell’individuo?
3. La parola di Dio annunziata
da Cristo purifica il cuore. Fino a che punto ascolto quella parola? Mi lascio
mondare, convertire da essa?
4. La mia vita cristiana può essere disgiunta dalla mia vita
quotidiana?
5. Attraverso Cristo, vite, sono unito anche agli altri, suoi tralci,
allo stesso ceppo. Cosa vuol dire questo per la mia vita spirituale e morale?
6. La fede cristiana, essendo paragonabile alla linfa della vite, non
può essere confusa con un insieme di idee. Sono nutrito da una fede genuina e
generosa?
7. L’efficacia, ovvero il senso della nostra esistenza e della nostra
operosità dipende in ultima analisi dal mio inserimento in Cristo, sia nella
vita quotidiana che nelle decisioni della fede che la presiedono, quali
fallimenti o insuccessi mi rivelano una debole unione con lui?
8. Ci sono fra le cose che mi trascino dietro (ricchezza accumulata,
ostentazione e superbia, potere e influenze materiali, lucro e accapparramento,
vanità e plauso, remore e risentimenti) parti di te da “potare”?
9. Del mio carattere è possibile che, per la potenza di Dio, parti di
esso possano essere migliorate o trasformate (orgoglio, avidità, pigrizia,
menzogna e ipocrisia, freddezza ed edonismo, ira e impazienza)?
10. Quale beneficio può ottenere il mondo dalla mia unione a Cristo?
11. In forza del battesimo son più io che vivo, o è Cristo che vive
in me?
12. Sono la gloria di Dio?
1. Applicazione
I propositi concreti che
possono derivare da questo ultimo incontro sono definiti dall’assunzione di una
rinnovata visione della propria esistenza cristiana come esistenza spirituale,
innestata in Cristo e curata dall’amore del Padre. Pertanto sarà opportuno
orientare i partecipanti a una revisione della propria vita per generare il
bisogno di un’abitudine alla conversione, all’ascolto del vangelo, alla
preghiera e alla frequenza dei sacramenti, alla vita intensa di carità nella
partecipazione ecclesiale e nel servizio ai fratelli.
La sessione può essere
conclusa con la recita della preghiera della Chiesa per la missione,
privilegiando di essa specialmente la terza parte.