Centro d’Ascolto

 

 

L’obiettivo della missione diocesana in atto è triplice:

 

1.  Ri-presentare Gesù Cristo alla Chiesa locale, agli indifferenti, ai lontani e a quanti lo cercano, come risposta di Dio all’anelito dell’uomo di conoscere Dio personalmente ed essere salvati.

2.  Invitare alla fruizione della comunione ecclesiale, quale luogo privilegiato cui conduce la fede in Cristo.

3.  Suscitare il desiderio di una vita nello Spirito coerente con la identità dei figli di Dio.

 

L’esperienza dei Centri d’Ascolto ha come scopo principale l’esercizio della capacità di ascoltare profondamente questi bisogni e le risposte che Dio stesso ci dà. Perchè ciò avvenga, non si ha bisogno di molte parole eloquenti ma di comunicazione.

 

La comunicazione implica sempre due parti in dialogo che si ascoltano senza condizioni. Tenere presente questo indispensabile scopo dell’esperienza significa ascoltare profondamente la ragione stessa per cui si è deciso di parteciparvi, in qualsiasi veste.

 

Animatori e partecipanti sono dunque parimenti coinvolti in una esperienza singolare, in cui il primato appartiene alla Parola di Dio: cioè alla sete di ascoltarla, alla gioia di annunziarla, e, avendola accolta, al bisogno di farla risuonare in un assenso di fede immediato, che potrà illuminare le decisioni e l’azione di ciascuno e della Chiesa.

 

La via dell’ascolto è l’autostrada della conoscenza. Vedere l’altro può lasciare una impressione superficiale, ma non lo si può conoscere interiormente senza fare a meno di ascoltarlo.

 

Lo scopo di partecipare a un Centro d’Ascolto è perciò l’opportunità di conoscere Cristo e la Chiesa porgendo orecchio a ciò che essi dicono attraverso l’annunzio della Parola e mediante la risonanza che l’ascolto di essa produce nella vita di ciascuno dei partecipanti.

 

Ultimamente, perchè parlata dal Padre, la Parola ci fa conoscere Dio personalmente. Sebbene invisibile, in un Centro d’Ascolto il Padre diventa audibile. Egli è, mediante Cristo e nella comunione realizzata dallo Spirito, l’Interlocutore principale di un dialogo. Animatori e fruitori, sono la controparte di questo dialogo d’amore.

 

In ciascuno, come in Maria, la Parola si fa carne e viene portata alla luce attraverso una ri-nascita spirituale, religiosa e umana di noi stessi, ricreati a immagine del Figlio. Come Cristo, Parola di Dio, anche noi diveniamo portatori di essa e ci prepariamo ad essere testimoni credibili di quanto abbiamo visto e udito.

 

Gli incontri previsti presso un Centro d’ascolto sono tre e rispondono all’esigenza di operare sui tre temi che costituiscono l’obiettivo della missione:

 

1.  Ri-presentare Gesù Cristo

2.  Invitare alla fruizione della comunione ecclesiale

3.  Vivere la vita cristiana, come vita nello Spirito

 

Viene di seguito presentato lo schema delle attività suggerite per la conduzione di un incontro presso un Centro d’Ascolto:

 

1. Accoglienza, ambiente, partecipanti e introduzione

2. Preghiera iniziale

3. Provocazione iniziale

4. Introduzione alla e lettura della Parola di Dio

5. Annotazioni di lettura

6. Questionario per la discussione

7. Applicazione

 

Vengono ora descritti in dettaglio i diversi momenti di un incontro sia per l’aspetto metodologico che per i contenuti dei tre incontri previsti, come dalle schede allegate.

 

Metodo per la conduzione di un Centro di Ascolto

 

 

1. Accoglienza

 

L’accoglienza ad un Centro d’Ascolto rappresenta il primo compito degli animatori. Un Centro d’Ascolto non è un’aula scolastica, un incontro di catechismo, una riunione parrocchiale, un servizio di culto, una riunione di condominio, un’assemblea di partito, un luogo di dibattito o altro. E’ l’occasione di fare insieme l’esperienza dell’ascolto della Parola di Dio, attraverso gli altri, ovvero, mediante la guida degli animatori e le risonanze dei partecipanti . E’ perciò un evento unico in cui Dio e gli uomini siedono attorno alla mensa della condivisione. Da qui l’importanza dell’accoglienza e della successiva conduzione dell’incontro. Esse debbono essere finalizzate alla creazione dei presupposti perchè si dia l’ascolto, senza cui non può prodursi alcun esito. Ogni parola veicola una comunicazione, ma è nell’ascolto che essa realizza lo scopo per cui è stata detta.

 

L’accoglienza va curata particolarmente. Mediante l’attenzione personalizzata data a ogni partecipante, si cerca di metterli a loro agio. Si distribuisce un calendario con le date degli incontri futuri, il nome degli animatori, il loro recapito telefonico, il nome e il recapito telefonico dei sacerdoti coinvolti. E’ molto importante indicare anche gli orari in cui è più facile contattare queste persone in caso di necessità.

 

E’ anche utile presentare ciascuno dei partecipanti agli altri e raccogliere con una scheda le informazioni di base che li riguardano: nome, cognome, indirizzo, telefono, professione. Questo però va fatto con molta discrezione, facendo vedere che è determinato da un sincero interessamento per gli altri, dalla necessità di poterli contattare in caso di contrattempi, o variazioni degli incontri, ecc. E non dal desiderio di avere una schedatura meccanica e spersonalizzante.

 

Per eccellenza, la Chiesa esprime ed educa all’accoglienza. Ogni attenzione posta nei confronti di questo momento garantisce la possibilità di continuare il resto dell’esperienza di ascolto con un margine di successo. L’accoglienza deve costituire la qualità permanente del Centro d’Ascolto. Gli animatori sono invitati a coltivare e a rendere evidente questa qualità ecclesiale attraverso l’esercizio delle loro personali doti umane e spirituali.

 

 

L’ambiente

 

Per ambiente si intende sia la dimensione interiore e “implicita” dell’incontro, come quella esteriore e organizzativa di esso. La cura dell’atteggiamento e insieme del locale, i gesti di attenzione a tutti, come anche la disposizione delle sedie in modo da vedersi tutti in faccia e poter parlare con serenità, il raccoglimento interiore e l’ordine esteriore (per esempio la protezione da fonti acustiche invasive, la disponibilità di altri posti per i ritardatari, ecc.) sono necessari per la realizzazione di un contesto che aiuti alla condivisione e specialmente all’ascolto. La disposizione ideale sarebbe in cerchio, con una piccola apertura su un lato dove collocare un’immagine sacra, dei fiori e il libro delle Scritture o un altro simbolo, come suggerito, dipendetemente dal tema, nelle schede di ciascun incontro. Tutti debbono potersi guardare in faccia e guardare, senza voltarsi di spalle, verso altri o verso l’immagine sacra o il simbolo.

 

Il locale, diverso dall’aula ecclesiale e, possibilmente, diverso anche dai locali parrocchiali, dovrebbe manifestare l’intendimento di volersi incontrare negli spazi della vita quotidiana, dove, motivata dalle rilevanti esigenze di ciascuno, nasce la domanda di fede. D’altra parte, l’offerta di questa opportunità di incontro e di ascolto della Parola, fuori dal consueto contesto ecclesiale, illustra la preoccupazione della Chiesa di andare incontro agli uomini per suscitare e/o maturare la fede, che per sua natura riconduce alla condivisione ecclesiale. Pertanto nella scelta del luogo sia privilegiata la sua configurazione sobria e accogliente. Importante è anche la sua accessibilità e la discrezione che lo deve circondare. L’ambiente dovrebbe subito esprimere la disponibilità di chi invita a includere nel proprio spazio di vita, interiore ed esteriore, tutti quelli che in esso convengono.

 

 

I partecipanti

 

Fruiscono di questa occasione tutti quelli che vi partecipano, seppure secondo mansioni diverse.

 

Gli animatori non sono catechisti, predicatori, insegnanti, relatori, caposquadra o consulenti in materia di dottrina; essi sono facilitatori dell’evento della missione della Chiesa. Essi hanno ricevuto il mandato dal Vescovo di annunziare la Parola di Dio attraverso forme opportune a raggiungere ogni persona possibile. Il loro compito nei Centri d’Ascolto è quello di mediare la fede che la Chiesa, di cui essi fanno parte, pone nei confronti del Vangelo. Nei Centri d’Ascolto anch’essi perciò si pongono in ascolto della Parola di Dio e di quelli a cui questa Parola viene comunicata. Essi cioè facilitano la veicolazione della Parola e della risposta di fede. Il loro principale compito è dunque quello di ascoltare non di parlare. Ogni intervento sia perciò regolato da questa intrinseca esigenza.

 

I partecipanti invitati a un Centro d’Ascolto non sono un’assemblea liturgica, un gruppo di catechismo, una classe scolastica, un plotone da addestrare, un corso di recupero, dei disadattati da rieducare, o un contingente da indottrinare. Essi sono persone amate da Dio e convocate da lui attraverso l’invito degli animatori a riscoprire e fare propria una ricchezza che già appartiene loro, l’amicizia con Dio e con la Chiesa. E poichè Dio si rivolge al cuore dell’uomo e non solamente alla sua mente, l’esperienza di un Centro d’Ascolto è necessariamente vincolata alla urgenza di sollecitare l’interiorità mediante lo stimolo dell’ascolto. Da ascoltatori della Parola essi potranno, attraverso la grazia dello Spirito, divenire annunziatori di essa mediante il primo assenso di fede, che potrebbe celarsi nelle loro risonanze.

 

Lo Spirito consolatore, colui che ci insegna ogni cosa, è, insieme agli animatori e ai partecipanti, soggetto insostituibile dell’evento attraverso cui la Parola penetra il cuore e si fa annunzio che risuona nell’attestazione della fede che nascerà da questa missione. L’obbedienza allo Spirito del Risorto è, senza dubbi, la forma suprema dell’ascolto. In forza di questa obbedienza Egli suggerirà le parole da dire, soffierà attraverso di esse una nuova vita nel cuore degli ascoltatori, e infine promuoverà la decisione della fede.

 

 

Pertanto ogni accorgimento necessario riguardo all’accoglienza e alla contestualizzazione dell’evento, nonchè lo stesso atteggiamento e le attività da gestire per la realizzazione di un Centro d’Ascolto, dipendono interamente dall’atteggiamento di attesa espresso nella preghiera, dalla disponibilità di fede con cui si è preparato il proprio e il cuore degli altri, e dalla operosità apostolica con cui si è collaborato, in ogni senso, alla iniziativa divina.

 

 

Introduzione

 

Si può aprire l’incontro con un saluto di benvenuto e con l’illustrazione del tema e dei momenti salienti che costituiscono l’incontro. Sarebbe opportuno distribuire adesso il testo della lettura biblica che verrà letta, e delle domande che stimoleranno la successiva conversazione. Nella introduzione gli animatori esporranno con semplicità e schiettezza i motivi dell’incontro invitando alla partecipazione mediante l’ascolto sereno e la condivisione generosa e personale delle riflessioni dei partecipanti.

 

 

2. La preghiera iniziale

 

La preghiera esprime la situazione di attesa che prelude all’ascolto dello Spirito. Questo momento, attuato con grande cura, pone il gruppo in una dimensione nuova. Esprime l’accoglienza della Presenza di Dio e invoca la sua benedizione sull’attività che si intraprende. Può essere preceduto da istanti di silenzio. La migliore forma della preghiera è quella suggerita dallo Spirito medesimo attraverso l’uso di testi biblici adeguati, secondo il tema dell’incontro (Cristo; Chiesa; Vita Cristiana). Per ciascun incontro viene perciò indicato un passo biblico scelto la cui recita potrà essere seguita da una preghiera che ne espliciti il senso in ordine al tema. Qualora gli animatori non avessero approntato un testo per tale preghiera, è possibile usare il testo consigliato nella rispettiva scheda.

 

 

3. Provocazione iniziale  

 

 

L’opera degli animatori è tesa prima di tutto a preparare il terreno interiore dei partecipanti invitati. Questo avviene attraverso l’esercizio di un primo ascolto della loro interiorità, che, nello schema delle attività, corrisponde alla provocazione iniziale. Questa, non esigendo risposte verbali, invita a una introspezione tesa a contestualizzare interiormente il senso dell’esperienza che seguirà. Per interiore/interiorità si intende la piena consapevolezza da parte della persona del proprio essere luogo della presenza di Dio. Interiorità non va confusa con intimismo o introversione o individualismo.

 

Per la provocazione iniziale si può partire da un esempio o da una serie di domande oculate che pongano il partecipante nella prospettiva del tema dell’incontro (Cristo; Chiesa; Vita Cristiana). E’ necessario che l’esempio e/o le domande poste non abbiano il carattere della generalità, che non astraggano il discorso, o sollecitino solamente e isolatamente la dimensione razionale dell’ascoltatore. Per sua natura, questo momento deve invitare all’ascolto interiore. La provocazione, fedele al senso del tema dell’incontro, deve perciò essere diretta a tutta la persona e al gruppo.

 

 

4. Lettura della Parola di Dio

 

Introduzione alla lettura

 

Per dare centralità a questo atto è opportuno introdurlo con semplicità e incisività. D’altra parte l’eventuale assenza nei partecipanti di dimestichezza con la Parola (e il conseguente disagio psicologico) ha bisogno di essere colmata da una pedagogia che, al contrario, susciti la gioia di potersi sentire destinatari dell’annunzio. Può pertanto farsi riferimento al motivo per cui viene letta la Parola di Dio e all’atteggiamento del cuore con cui può essere ascoltata.

 

La prima volta si può fare ricorso, adattandola, a questa o ad una simile immagine: noi sappiamo dai ricordi del catechismo che Dio ci è sempre vicino, ma non lo sentiamo e non lo vediamo. Per molte persone è come se Dio fosse partito per un viaggio iniziato quando eravamo ancora adoloescenti; col passare del tempo il suo ricordo si è affievolito. Cosa fare? Se un amico è partito per un lungo viaggio cerchiamo di tenerci in contatto per lettera, leggiamo le sue lettere e ce lo ricordiamo vicino e presente, con le sue idee, i suoi gusti, la sua amicizia, il suo affetto. La parola di Dio che stiamo per leggere è come una lettera scritta da Dio e indirizzata a ciascuno di noi. Ascoltiamo con attenzione ricordando la presenza e la vicinanza di Dio nella nostra vita di ragazzi, che vogliamo riscoprire assieme.

 

Un altro elemento della introduzione è teso alla contestualizzazione del testo da leggere nella prospettiva del tema dell’incontro (Cristo; Chiesa; Vita Cristiana). Ciascuna scheda contiene una introduzione sufficientemente lunga che serve agli animatori per comprendere, meditare e intodurre il testo.

 

 

Lettura del testo

 

Dopo questa necessariamente lunga preparazione, si legge con un attimo di solennità il brano suggerito per l’incontro, creando qualche attimo di silenzio prima e dopo la lettura. Si faccia ogni sforzo per ottenere una lettura chiara e avvincente del brano. La dizione deve favorire l’ascolto e l’immediata comprensione del testo, ma deve anche toccare il cuore.

 

 

5. Annotazioni di lettura

 

Questo momento è atto a rilevare con immediatezza e spontaneità la ricchezza del testo. Essendo infinitamente significante, del testo vanno tuttavia colti e indicati quei dettagli che possono servire alla focalizzazione del tema trattato in uno specifico incontro (Cristo; Chiesa; Vita Cristiana).

 

E’ un momento delicato in quanto si pone come occasione di cernita dei messaggi da veicolare. Non si deve perciò intendere come una predica, o una lezione, una catechesi, un chiarimento, una spiegazione, una delucidazione, una conferenza, un commento, uno sfoggio di conoscenza. Il compito è quello di individuare, rilevare, di prendere nota a voce alta di quei particolari che vale la pena focalizzare per approfondire l’ascolto.

 

Analogicamente, si può paragonare questo esercizio alla maniera in cui un bambino, diversamente da un adulto, con  semplicità e linearità, coglie i tratti della realtà che osserva e li disegna su carta. Sempre l’immagine elementare ed essenziale che ne deriva si distingue per la sua completezza, armonia e genuinità. Di una realtà essa ri-presenta la intima essenza. Anche l’ascolto più che avvincente deve poter essere convincente.

 

Questo momento è  il banco di prova del servizio degli animatori, in quanto, attraverso la loro incondizionata e non condizionante disponibilità, aiutano passo passo i partecipanti nell’esercizio del vero ascolto. Dalle scienze umane della comunicazione apprendiamo come spesso, nell’atto di udire, ciascuno finisca coll’ascoltare ciò che più lo stimola. La sfida che qui si offre è quella di educare (nel senso di “condurre verso”) a un ascolto autentico, essenziale e veritiero. Per questo è necessario porgere la ricchezza del testo con estrema semplicità e genuinità, lasciando che sia la Parola il vero maestro, il tramite dell’incontro con l’urgenza del tema da trattare.

 

Le schede propongono una griglia di annotazioni elementari per le letture bibliche offerte nel rispetto di ciascuno dei  temi su cui operare. Accanto alle annotazioni di tipo esplicativo si porge una indicazione di approfondimento che può aiutare l’animatore nella gestione di questo importantissimo compito.

 

 

6. Questionario per la discussione

 

Per avviare, facilitare, e specialmente per tenere la discussione entro i limiti del tema trattato nell’incontro, vengono suggerite nello schema di ciascun incontro delle domande o considerazioni attinenti al tema.

 

Lo scopo di questo momento non è quello di trovare le risposte giuste a queste domande. Piuttosto si vuole stimolare, attraverso di esse, una risposta interiore condivisa a voce alta.

 

Il partecipante dovrebbe poter sentirsi completamente a suo agio, sentirsi ascoltato e desiderare di porgere agli altri con serenità e senza il timore del giudizio le proprie riflessioni. Le domande interpellano il cuore e le risposte devono pertanto essere veicolate al cuore degli altri partecipanti.

 

Sarebbe sbagliato, per esempio, ridurre questo momento a un semplice dibattito, a una tavola rotonda, al chiarimento di questioni religiose o morali. Sempre in maniera esemplificativa, ogni intervento più che essere un’accusa di situazioni anomale o di disagi sociali e istituzionali, che tendono a caricare  responsabilità di vario genere su cose, persone o organizzazioni assenti, dovrebbe essere ricondotto nell’alveo della comunicazione personale, attraverso la promozione di atteggiamenti responsabili e di propositi costruttivi.

 

La cura degli animatori privilegerà la creazione di un contesto in cui tutti possono parlare e tutti ascoltare, valorizzando la ricchezza peculiare di ciascun intervento. Essi non sono tenuti ad opporre schermi difensivi davanti a possibili obiezioni o critiche dell’assetto istituzionale della Chiesa o altro. Offrendo la possibilità di esprimere il proprio pensiero anzi può attuarsi una necessaria purificazione del cuore di ciascuno dalle remore che lo trattengono in una situazione di indifferenza e lontananza. Inoltre è proprio quì che si genera quella dimensione dell’ascolto della Parola che giudica e rinnova, che stimola a uscire da situazioni di stagnazione e converte. Compito dell’animatore, attraverso l’ascolto dei partecipanti, è quello di osservare l’opera, quasi sempre inaspettata e sorprendente, della Parola in essi, e di testimoniarla attraverso l’evidenza della propria ricezione.

 

Il gruppo degli animatori si fa garante della discrezione e del riserbo che debbono caratterizzare l’incontro prima e dopo la sua realizzazione, evidenziando la speciale quanto unica identità dell’evento. Al termine dell’evento i partecipanti dovrebbero poter lasciare la sede dell’incontro con la gioia di avere vissuto una esperienza di intimità fraterna , col desiderio di ritornare e rincontrarsi per potere approfondire il senso dell’ascolto e della condivisione, e infine con la prospettiva di continuare questa esperienza nella Chiesa.

 

Molto realisticamente gli animatori aiuteranno i partecipanti a capire che la discussione rappresenta un momento esemplificativo e non esaustivo della riflessione che dovrà naturalmente conseguire nella vita di ciascuno. Si può anche spiegare come una domanda interiore supponga essa stessa una intuizione della risposta, e come la vera avventura religiosa consista nel percorso che unisce l’inizio del cammino di ricerca al raggiungimento del traguardo.

 

Due certezze tuttavia devono affiorare da questo momento come frutti dell’ascolto: 1. La prima consiste nell’accoglienza della Parola di Dio come messaggio che è personalmente indirizzato all’individuo. 2. La seconda consiste nell’esperienza della reciproca accoglienza attraverso l’ascolto profondo delle risonanze di questa Parola nel cuore di ciascuno. Questi due temi preludono al dono della comunione ecclesiale, come invito universale a partecipare alla intimità della vita trinitaria, che è l’oggetto della Parola.

 

 

7. Applicazione

 

La ricchezza dell’esperienza fatta non può rimanere un bagaglio interiore. La verità delle cose ascoltate modella e dà forma alle scelte che necessariamente possono derivare. L’incontro con Cristo, Parola di Dio fatta carne e ora vivente nella Chiesa, trasfigura e dona la rinnovata consapevolezza di essere amati e di amare, la gioia di rimanere in questo amore, e la carica di andare a comunicare agli altri con decisione e coraggio ciò che Dio ha fatto per noi.

 

L’incontro può concludersi con l’ascolto di eventuali decisioni, propositi o impegni pratici che possono essere andati maturando nei partecipanti durante la sessione e che danno corpo alla loro interiore rinnovata disposizione. Per ciascuno si tratta di ravvisare quali vie, grandi o piccole, possono esplicitare nella vita la propria decisione della fede.

 

La preghiera della Chiesa diocesana per la missione può concludere l’incontro. Di essa può essere recitata specialmente quella delle tre parti che è attinente al tema.

 

Preghiera  della Chiesa per la missione

 

Questa preghiera ha per tema i tre obiettivi della missione: ri-presentare Cristo;  invitare alla fruizione della comunione ecclesiale; e stimolare ad una vita cristiana coerente con la filiazione battesimale. Essa è preceduta da una parte introduttiva, prefazio, e da una parte conclusiva, benedizione. La sua recita può essere fatta in tre modi: 1. Interamente; 2. Intercalando uno solo dei tre temi alla introduzione e alla conclusione; 3. Brevemente, legando solamente la parte introduttiva con quella finale.

 

 

Dal Padre, fonte di ogni bene

 

 

Prefazio

 

Affidandoci la missione di annunziare

le meraviglie del tuo amore,

o Padre della nostra Chiesa, ci chiami,

a testimoniare prima di tutto Gesù Cristo,

tuo Figlio,

compimento di salvezza e speranza.

Egli è la tua parola che ci rivela il tuo nome,

il tuo amore e il tuo volto.

Egli è il tuo unto,

inviato per dare la buona novella ai poveri,

per restituire la dignità agli sfruttati e agli oppressi,

per inaugurare il tempo della grazia

e della benedizione del nostro Dio.

 

In questo tempo di pienezza, Signore,

vogliamo unirci, come sua Chiesa,

a questa missione liberatrice di Gesù,

restituendo con amore alla sua immagine originaria

la figura dell’uomo, nostro fratello,

deformata da tante schiavitù.

Aiutaci in questo compito con la forza del tuo Santo Spirito,

e fa che la nostra fugace vita

maturi in frutti di santità.

 

 

 

I

Per Cristo

 

dossologia

 

Ti adoriamo, Padre, perchè il tuo Figlio

si è fatto uno di noi nelle nostre case.

Ti benediciamo, Padre, per Gesù Cristo,

Nostro Signore, che ha percorso infaticabile

le dure strade della Palestina annunciando

il regno di Dio e guarendo tutti i malati,

poichè il suo cuore aveva compassione

delle folle senza pastore.

 

Ti ringraziamo per il dono di Gesù Cristo,

nostro pastore e guida.

Gloria a Te, Padre, per la sua croce gloriosa,

incontro di obbedienza e di amore senza frontiere.

Egli è venuto perchè abbiamo la vita in abbondanza.

Egli è la porta sempre aperta a tutti gli uomini,

che dischiude il passaggio alla tua infinita bontà,

al tuo amore universale e all’amore dei nostri fratelli.

 

 

impetrazione

 

Apri le nostre porte, Signore,

rompi i nostri chiavistelli, elimina le nostre difese

e i nostri privilegi di gente soddisfatta.

Il tuo Spirito apra una breccia nei nostri spessi muri,

perchè la nostra comunità

sia un focolare aperto a tutti,

 

Fà, Signore, che la tua parola

e il tuo amore risveglino la nostra fede,

guarendo la nostra innata cecità,

per potere vedere tutto nella vita con gli occhi nuovi

che nella fede ci dà il tuo Santo Spirito,

e amare i fratelli come li ami tu.

 

Dacci, Signore, lo Spirito di sapienza

per ri-conoscere Cristo.

Illumina gli occhi della nostra mente

perchè comprendiamo

a quale speranza ci chiami nel Risorto,

e quale tesoro di gloria prepari per i tuoi eletti.

 

 

 

II

Con la Chiesa

 

dossologia

 

Con la gioia che il tuo Spirito infonde nei nostri cuori,

ti lodiamo a gran voce, Padre nostro,

perchè ci hai chiamati alla libertà e alla fiducia

che ci infonde il tuo amore,

mediante la comunione con Gesù tuo Figlio nella Chiesa.

Egli ha chiesto ardentemente l’unità di quelli

che in tutto il mondo credono in te,

Popolo santo dell’unico e vero Dio.

 

Il nostro cuore ti canta esultante, Padre di tutti,

perchè ci inviti, per mezzo di Cristo, a sederci

con te alla mensa eucaristica della Chiesa.

Tu sazi la nostra fame del pane di vita

con la parola e il corpo del Figlio,

e converti in splendida primavera

il nostro deserto bruciato,

unendoci al corpo vittorioso di Cristo.

 

impetrazione

 

Alla tua Chiesa concedi, Signore,

di essere fedele discepola del tuo Figlio,

e di rispondere generosamente alla tua chiamata

a seguirlo come popolo che ti professa nella verità

e ti serva indiviso nella santità.

Con il tuo Spirito trasformaci in testimoni.

 

Padre buono, facci vivere uniti come fratelli in Gesù,

per essere comunità segno di Cristo risorto:

comunità di fede nell’ascolto della parola,

comunità di amore e di vita,

comunità eucaristica e di preghiera,

comunità missionaria, coraggiosa, e aperta al mondo.

 

Adorna la sposa di Cristo, Signore,

con i doni preziosi della festa, la speranza e l’operosità,

perchè l’attesa del giorno felice del suo ritorno

sia vissuta come compito vigile

di un amore che non dorme,

nella notte della sofferenza.

 

 

 

III

La vita cristiana diventa lode perfetta

 

dossologia

 

Ti proclamiamo santo, Dio Padre, fortezza dei deboli,

perchè Gesù è venuto a portare il fuoco sulla terra,

mostrandoci, nel battesimo della sua passione gloriosa,

l’ardua strada che porta alla vita

e alla conquista della pace vera:

la scelta incondizionata del Regno.

Egli è la via, la verità e la vita.

Egli è il tuo dono perfetto.

 

Dio Eterno, Padre della tenerezza,

ricevi la lode piena che il nostro cuore ti canta,

giacchè, attraverso Cristo e nello Spirito,

dimori personalmente in quelli che ti amano.

A te che trasformi la nostra condizione terrena e caduca,

conformandola al corpo glorioso di Cristo,

si elevi la nostra preghiera

e il dono della nostra vita redenta.

 

 

 

impetrazione

 

Perdona, Signore, la nostra inefficacia,

e dacci la forza del tuo Spirito

per annunciare Cristo, speranza dell’umanità,

come vita che supera la morte, l’indifferenza e l’oppressione,

come amore e fratellanza, contro l’odio e la violenza,

come unica liberazione.

 

Insegnaci con il tuo Spirito la sapienza della vita

e aiutaci, Signore, a scegliere con gioia

di essere poveri con Cristo, senza accumulare

beni perituri che ingannano il nostro cuore.

Facci comprendere che tu, nostra vera ricchezza,

ci hai innalzati a condividere la tua vita immortale.

 

Aiutaci, Signore, a scoprirti in ogni luogo del mondo,

nel fratello che ha bisogno del nostro aiuto e affetto,

negli uomini e nelle donne che soffrono,

sperano e ti cercano, perchè camminando insieme

nella speranza della nuova terra,

incontriamo il nuovo cielo dove dimora la tua giustizia.

 

 

 

Gradita a Dio

 

Benedizione

 

Ti benediciamo, Padre,

per la stupenda rivelazione di Gesù:

tu sei il nostro Padre celeste e ci ami come figli.

 

Perciò con tutto l’ardore del nostro cuore,

ti chiediamo che il tuo regno

arrivi a noi spinto dal tuo Spirito,

così che le nostre vite, la nostra terra e le città

siano inondate del tuo amore.

 

Desideriamo anche che il tuo nome

sia benedetto in ogni luogo,

e che tutta la nostra vita e la nostra condotta

si conformino alla tua volontà.

Padre buono, dacci ogni giorno

il pane della vita temporale ed eterna,

così che la nostra attesa si compia nelle tue mani.

E conservaci fermi nelle tentazioni contro la fede e l’amore,

Per non soccombere all’infedeltà e al male.

 

Tu che ci hai benedetti in Maria

come modello di donna credente,

come esempio di tua discepola,

come madre della Chiesa,

e come sua immagine splendente della bellezza finale,

concedi a noi di camminare, come lei,

nella fede e nella tua sequela,

e rendi la nostra Chiesa testimone credibile

delle grandi cose che hai fatto per noi.  AMEN

 

Scheda per il primo incontro

 

Ri-conoscere Gesù Cristo

 

 

 

1.  Accoglienza

 

 

Essendo questo il primo incontro, è utile attenersi strettamente ai suggerimenti forniti nella parte metodologica.

 

Un simbolo appropriato all’incontro, da predisporre, può essere la collocazione in un punto rilevante di una tavola imbandita con tovaglia bianca, tre piatti e tre bicchieri, tre sedie e un pane spezzato e aperto nel piatto centrale. Il richiamo è evidentemente ad Emmaus.

 

L’introduzione, breve, deve necessariamente fare riferimento all’episodio di Emmaus, invitando a sentirsi come i due discepoli che sulla via e poi attorno alla tavola ri-conoscono nel pellegrino, Gesù Risorto.

 

 

 

2.  Preghiera iniziale

 

 

Salmo 92:         (da trascrivere)

 

 

Preghiera esplicativa del tema:

 

Sii benedetto, Signore, per la tua pazienza con noi,

come i discepoli sulla via di Emmaus,

anche noi siamo tardi a capire la tua parola

e restii a credere in te,

a causa del nostro scoraggiamento e disfattismo.

Ti credevamo morto per sempre,

ma tu vivi oggi come ieri.

 

Come potremmo ri-conoscerti, Signore,

come il Dio della vita,

se la tua parola e il tuo pane

non scaldano i nostri freddi cuori?

Aprici gli occhi dello spirito perchè ti troviamo

nel lamento del povero e di chi soffre, dove tu sei vivo.

 

Grazie, Signore,

perchè possiamo riconoscerti nella tua parola,

nell’eucaristia e nella comunità dei fratelli che credono.

Vieni e cammina al nostro fianco, e resta con noi per sempre. AMEN

 

 

 

3.  Provocazione iniziale

 

 

Una o più proposte possono essere usate per avviare la riflessione. Si può anche fare ricorso ad altre provocazioni preparate dagli animatori.

 

1.  A ciascuno di noi, Gesù non chiede “chi pensa la gente che io sia?” bensì “chi pensi tu che io sia?”. E’ una domanda personale la cui risposta presume una certa conoscenza di lui. Cosa conosci di Gesù?

 

2.  La maggior parte delle cose che conosci di Gesù, le sai per averle sentito dire ad altri. Eppure si conosce davvero una persona solo quando la si incontra. Hai mai incontrato Gesù? Lo hai riconosciuto?

 

3.  Attraverso la sua predicazione e i gesti di tenerezza, Gesù sosteneva di avere un compito preciso e importantissimo da compiere, quello di farci “vedere e ascoltare il Padre”. Hai mai pensato incontrandolo di ottenere questo vantaggio?

 

4.  La fede cristiana afferma che Gesù è il Figlio di Dio crocifisso e risorto. Quale importanza può avere per te il fatto che Dio abbia dato il suo unico Figlio perchè fosse inchiodato sulla croce? Non gli bastava essere Dio?

 

5.  Quali memorie di Gesù affiorano dai momenti belli e da quelli tristi della tua vita? Lo hai mai sentito attento, presente, preoccupato, contento delle tue vicissitudini?

 

6.  Dov’è Gesù adesso? Dove vuole essere?

 

7.  Il suo messaggio, per quanto socialmente rilevante, è sempre diretto all’interiorità dell’uomo. Infatti egli diceva di essere venuto non per abolire la legge ma per completarla dandole il senso spirituale, cioè invitando l’uomo a osservarla prima di tutto col cuore. Pensi che questo argomento di Gesù possa difatti convertire il cuore?

 

 

 

1.  Lettura della Parola di Dio

 

 

Introduzione

 

 

Il passo che si sta per leggere è il racconto di un’apparizione di Cristo a due discepoli che vanno da Gerusalemme a Emmaus. I protagonisti passano progressivamente dalla delusione a una fede entusiastica in Cristo risorto.

 

Il racconto è semplice, umano, intimo. Ma per approfondire il suo contenuto abbiamo bisogno di chiavi di lettura che ne rivelino l’intenzione e il messaggio più profondo. Attraverso quale processo gli avviliti discepoli di Emmaus – e il credente di oggi rappresentato in essi – arrivarono all’incontro di fede con Gesù risorto?

 

Distinguiamo, tra le altre, queste tre chiavi complementari di lettura basate sul testo: 1. scritturistica, relativa alla conversazione tra Gesù e i due sulle profezie riguardo a Cristo; 2. eucaristica, proposta nella frazione del pane; 3. ecclesiale, o comunitaria, indicata nella condivisione dell’esperienza di fede con i fratelli. Queste chiavi esprimono le tre vie dell’incontro con Cristo: la Parola di Dio, l’Eucaristia e la Chiesa.

 

L’assemblea di fede che ascolta la parola di Dio e celebra l’eucaristia sono il luogo dell’incontro con Cristo per chi al giorno d’oggi non lo conosce.

 

 

 

Lettura del testo biblico

 

Lc 24, 13-35:      (da trascrivere)

 

 

 

2.  Annotazioni di lettura

 

 

1.  Ri-conoscere Gesù e annunaciare la gioia di averlo visto, sembra essere il messaggio predominante del brano.

 

2.  La delusione dei discepoli esprime le attese insoddisfatte di ogni uomo, che vorrebbe investirsi in qualcosa di determinante. Cristo è la parola definitiva di Dio agli uomini.

 

3.  Gesù, sotto le vesti di uno sconosciuto, incontra l’uomo dove egli si trova, lungo il cammino della vita. Ci ha incontrati prima di tutto facendosi uomo.

 

4.  Egli conosce e ascolta genuinamente le ragioni del nostro disappunto e disorientamento. La sua missione nei nostri confronti è stata esclusivamente determinata dal suo amore per l’uomo.

 

5.  Gesù accompagna e aiuta l’uomo che incontra e gli parla spiegandogli le Scritture. Nessuna Scrittura avrebbe senso se non in Cristo.

 

6.  Si ferma nella nostra casa se gli chiediamo di restare con noi. Il suo massimo desiderio è quello di venire ad abitare in noi, per farci uno con il Padre.

 

7.  Condivide con noi il dono intimo di se stesso nell’eucaristia. Ci nutre e trasforma, facendoci come lui.

 

8.  Scomparendo, manifesta il mistero di Dio, aprendo gli occhi della fede. Con la sua risurrezione apre all’uomo l’orizzonte dello spirito e lo rende capace mediante la fede di vedere oltre il visibile.

 

9.  Produce una gioia incontenibile, tale da fare tornare sui propri passi, verso una decisione di fede che diventa personale testimonianza. La missione diventa per i cristiani la danza della gioia.

 

 

 

6. Questionario per la discussione

 

 

1.  La prima domanda che possiamo farci riguarda il nostro peronale modo di aver ri-vissuto interiormente ciò che abbiamo ascoltato. Chi ero io nella storia? Quali delusioni mi hanno reso incapace di ri-conoscere Cristo? Quali domande gli avrei rivolto? Ecc.

 

2.  Ha senso illuminare le mie delusioni con l’aiuto della Scrittura spiegata da Cristo? Voglio risolvere tutto da solo? C’è davvero un disegno meraviglioso di armonia e di verità in cui vale credere?

 

3.  Mentre Gesù spiega le Scritture, egli spiega sè stesso. Sono le Scritture il luogo del mio incontro con lui per iniziare un cammino di fede? Chi può aiutarmi a leggere le Scritture per sentire Cristo?

 

4.  Nell’intimità della cena di Emmaus i discepoli vedono il Signore e lo ri-conoscono. L’eucaristia e la comunione fraterna che si realizza attorno ad essa nella Chiesa sono ora il segno della presenza di Cristo. Desidero accettare l’invito ad essere parte della mensa dell’amore?

 

 

 

7. Applicazione

 

 

I propositi concreti che possono derivare dal primo incontro rispondono all’esigenza di curare con particolare attenzione la qualità della propria fede, amore, apertura, solidarietà con i poveri, speranza, ottimismo, gioia, cordialità, tolleranza, comprensione, ospitalità. Queste sono qualità distintive di Cristo stesso.

 

L’incontro può concludersi con la recita della preghiera della Chiesa per la missione, privilegiando di essa la prima parte.

 

 

 

 

Scheda per il secondo incontro

 

 

La comunione ecclesiale

 

1.  Accoglienza

 

 

Il simbolo che viene suggerito per questo incontro prevede l’accensione simultanea di un robusto cero posto in un punto rilevante, da parte di diverse persone che, provenendo da parti diverse del luogo dell’incontro, portano in mano una candelina accesa. Vuole esprimere il convenire nell’unica fede della comunione ecclesiale, per essere illuminati da Cristo, vera luce del mondo.

 

Nell’introduzione si farà rilevare come l’unità della Chiesa scaturisca dalla fede in Cristo, e come la nostra volontà, il nostro cuore e la nostra intelligenza debbano responsabilmente confluire nel grande progetto di Dio, che nella lettura della Parola di Dio è paragonato alla parabola dei due figli mandati a lavorare nella vigna.

 

 

 

2.  Preghiera iniziale

 

 

Fil 2, 1-11:

 

Ti benediciamo, Dio Padre nostro, con le parole di Paolo,

perchè “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,

non considerò un tesoro geloso

la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo

e diventando simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi

obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

 

Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome

che è al di sopra di ogni altro nome;

perchè nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra;

e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore,

a gloria di Dio Padre”.  AMEN

 

 

Preghiera esplicativa del tema

 

Ti rendiamo grazie, Padre, perchè ci chiami a vivere

in comunione con i fratelli e i nostri pastori,

e ci inviti a portare calore fraterno alla convivenza

e la nostra collaborazione al servizio comune del vangelo.

 

Vogliamo vivere uniti come fratelli in Gesù Cristo.

Tu che sei più forte delle nostre divisioni

perdona la nostra indifferenza,

i sospetti e le sfiduce reciproche.

 

Concedici, Signore, di assumere la nostra responsabilità

nell’edificazione della comunità cristiana

e nella diffusione del tuo regno tra i nostri fratelli

sotto l’impulso dello Spirito di Cristo risorto.

 

 

 

3.  Provocazione iniziale

 

 

1.  L’incoerenza degli altri cristiani spesso è motivo di delusione per chi desidera appartenere a una Chiesa che sia centro di santità e luogo di pace.

 

2.  Nella Chiesa posso sentirmi estraneo, se non ho un motivo di appartenervi che vada oltre i precetti della frequenza domenicale e festiva, la contribuzione di un’offerta, e l’obbedienza alle sue leggi e dottrine.

 

3.  La Chiesa è una istituzione di Dio o una maniera degli uomini di organizzare la religione? Se viene da Dio, perchè l’ha voluta?

 

4.  C’è un legame tra Cristo e la Chiesa? In che modo posso scoprirlo?

 

5.  Col battesimo si è associati alla Chiesa come le membra a un corpo. Difatti attraverso la Chiesa si diventa parte del corpo di Cristo. Esiste per caso un’altra via che mi faccia fare questo senza il coinvolgimento con gli altri? Perchè, parlando di Chiesa, gli altri sono così necessari?

 

6.  Per capire la Chiesa mi basta stare fuori? Posso comprendere, e perciò giudicare, la sua interiorità senza farvi parte?

 

7.  Il compito della Chiesa è solo quello di aiutare i bisognosi, oppure è una realtà assolutamente più necessaria per l’uomo delle agenzie di assistenza sociale? Cosa è tanto importante nella missione della Chiesa?

 

8.  Hai mai incontrato la Chiesa in una persona o in un gruppo, o pensi che essa sia una semplice istituzione clericale dedita a mansioni tanto distanti quanto la misteriosità dei suoi riti?

 

9.  Sai che, mediante il battesimo, attraverso il dono irrevocabile di Dio,fai già parte della Chiesa, e che la tua eventuale indifferenza o lontananza o dissociazione da essa, contribuisce alla situazione di una Chiesa disgregata?

 

10.     Quali dovrebbero essere le responsabilità di chi appartiene alla Chiesa? Le pensi anche per te?

 

 

 

1.  Lettura della Parola di Dio

 

 

Introduzione

 

Il brano evangelico che racconta la parabola dei due figli mandati a lavorare nella vigna, mette in guardia sulla necessità di abbandonare la propria autosufficienza religiosa per non lasciarsi sfuggire il regno di Dio. Il contrasto tra i due modi di assumersi l’impegno di un lavoro dei due figli è reso più netto dalla centralità nel racconto della volontà del Padre. Essa esprime la libera iniziativa di Dio nella realizzazione del progetto di salvezza, ma anche l’invito paterno, rivolto all’uomo, a condividere l’impegno e la cura di questo dono.

 

A sua volta, tale contrasto spiega l’importanza che assume l’atto della conversione interiore da parte dell’uomo, che riconosce il valore della chiamata divina. L’assunzione delle responsabilità nella vigna più che essere un atto meccanico, dovuto, diventa così un gesto di solidarietà dell’uomo con Dio. La comunione nella Chiesa è dono dell’iniziativa di Dio, ma esige l’assunzione personale di quelle responsabilità, per le quali essa diventa fruibile. La conversione del cuore è perciò il primo atto ecclesiale; la porta di ingresso nella vera comunione.

 

Dividere tutto con gli altri che seguono Cristo è l’espressione pratica della comunione ecclesiale: dividere la fede, l’amore che Dio ha per noi in Cristo, la speranza cristiana, la mensa eucaristica, le scelte evangelizzatrici, l’accoglienza e il calore umano.

 

 

Lettura del testo biblico

 

 

Mt 21, 28-31:  (da trascrivere)

 

 

 

2.  Annotazioni di lettura

 

 

1.  L’assunzione di responsabilità proprie della persona secondo l’invito divino per la realizzazione di un compito comune a Dio e agli uomini (il possesso e la coltivazione della vigna), sembra essere il messaggio fondamentale di questo brano. Già nella prima creazione, l’uomo è fatto a immagine di Dio, perchè ne sia custode. La ri-creazione ad immagine del Figlio, attraverso il battesimo, implica la necessità di assumersi responsabilità nella Chiesa, che ore è il nuovo spazio vitale.

 

2.  I due figli appartengono entrambi al Padre, così come ad essi appartiene anche la vigna. Il dono della filiazione divina nel battesimo implica il dono di una eredità che appartiene a Cristo, ed è significata sulla terra dalla Chiesa.

 

3.  L’invito ad andare a lavorare nella vigna, rivolto ad entrambi, esprime il desiderio di condivisione da parte di Dio di ciò che è suo con loro, di una sua cura. Implica una responsabilità particolare data agli uomini e perciò stesso una particolare dignità. E’ la dignità sancita dall’amore provvido di Dio, di cui la Chiesa è strumento.

 

4.  Il consenso espresso dal primo dei due figli e la sua defezione dall’impegno indicano la possibilità di un rapporto incoerente con il progetto divino. La Chiesa, e i suoi membri, non possono esimersi dal compiere la volontà di Dio per la salvezza del mondo.

 

5.  Il ravvedimento dell’altro figlio e la sua conseguente assunzione dell’impegno costituiscono la via consapevole del ritorno al Padre. La Chiesa è comunione fra gli uomini con Dio, generata dal sacrificio di Cristo che riconcilia l’umanità a Dio.

 

6.  L’evidenza della diversità delle due posizioni, costituisce il motivo della pedagogia divina della parabola: la volontà di Dio circa il suo progetto e il nostro corresponsabile impegno ad attuarla. L’iniziativa di Dio che convoca la Chiesa, e non il progetto umano, è lo spartiacque della decisione dell’uomo che si converte.

 

 

 

6. Questionario per la discussione

 

1.  Avrai sentito parlare della Chiesa attraverso l’uso di tante immagini diverse, per esempio, Popolo di Dio, Corpo di Cristo, Sposa del Signore, Vigna, ecc. Ti sei mai chiesto il perchè di questa necessità? Spesso si descrivono con tante parole le cose che sono meno definibili. Forse la Chiesa non può essere definita. Il Concilio ne parla infatti nei termini della sua appartenenza al mistero di Cristo.

 

2.  Conoscere la Chiesa può perciò aiutare a comprendere meglio il mistero di Cristo? Dove incontrerò la Chiesa?

 

3.  La mia fede è la fede della Chiesa, ovvero l’eredità di Cristo posseduta in comune? So di appartenere alla Chiesa?

 

4.  La vocazione sembra essere una cosa di cui si parla quando si parla di persone consacrate a un particolare stato di vita nella Chiesa, oppure vi è una vocazione rivolta a tutti, di cui quella dei sacredoti e delle suore è uno speciale aspetto? Quale vocazione Dio mi ha dato chiamandomi alla Chiesa? E quali personali responsabilità posso assumermi per rispondere?

 

5.  La mia salvezza è la salvezza degli altri. Cristo Luce illumina ogni essere, forse anche attraverso di te. Come può aiutarti la Chiesa in questo compito?