RISCOPRIAMO I NOSTRI TESORI ARTISTICI

Nella Chiesa parrocchiale di Casorezzo, dedicata a San Giorgio, si possono ammirare due grandi quadri, posizionati sulle pareti a destra e a sinistra dell'Altare maggiore. Fanno parte da anni dell'arredo e pochi lo notano; al massimo, capita che qualche fedele si chieda da dove provengano, chi rappresentino.
Mi sembra quindi doveroso raccontarne la storia, per i casorezzesi di oggi e per quelli di domani; naturalmente per quanto mi è possibile. I dipinti della Parrocchia grazie alla generosità della signora Corinna Castiglioni, alla quale appartenevano i quadri, donati alla Chiesa alcuni decenni or sono. Incorniciati dal signor Carlo Mereghetti, vennero posizionati di fianco all'Altare maggiore, sopra l'ingresso delle sacrestie. Di recente, grazie al contributo di uno studioso - il prof. Ambrogio Cislaghi - il contenuto dei dipinti è stato in parte chiarito.

1° QUADRO - CROCIFISSIONE

Attribuibile ad un artista Lombardo, attivo nella prima metà del '600.
C'è la scena, rappresentata storicamente, della crocifissione, desunta soprattutto da San Giovanni: 'Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto'. (Gv, 19). E anche "Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me." (Gv, 12). La gran folla dei personaggi che stanno più bassi della croce con ai piedi il teschio di Adamo e dietro di essa presenta un molteplice gioco di sguardi, dal contrito a testa abbassata, allo stupefatto (come il soldato in terzo piano sulla sinistra), al semplice testimone. Nessuno può essere indifferente; e non lo sono certamente la Madonna e San Giovanni, presenti sul Calvario (il luogo del Cranio).

La sua immagine sembra quasi in movimento, come facesse in quell'attimo l'ultimo passo in salita per essere accanto alla Croce. La si vede appoggiata con la mano sulla gamba destra, faticosamente sollevata su una specie di ultimo gradino.San Giovanni appare, invece, più statico. Sono questi elementi significativi, al di là della riuscita tecnica, perché si riflettono chiaramente sui due personaggi in primo piano di cui viene giustificata la preminenza sul proscenio rispetto alle figure della Madre di Gesù e al Discepolo più amato, posti in secondo piano. Questa rappresentazione, infatti, non avviene più nel contesto storico della Crocifissione, ma in un contesto metastorico. Qui, con la raffigurazione di Santi che hanno saputo attualizzare il messaggio della Croce in modo universalmente valido si sollecita lo spettatore che guarda ad attualizzare anche lui la Croce.
La Madonna e San Giovanni sono, in un certo qual modo, la forma sulla quale si adattano altri santi che ne hanno riprodotto la sensibilità interiore: quella di una partecipazione più attiva nel caso della Vergine - sottolineata anche dal movimento 'in salita al Calvario' che ritroviamo pari pari nel personaggio che le si sovrappone e quella di una partecipazione più contemplativa e passiva - sottolineata dalla staticità di Giovanni e da quella del santo che gli si sovrappone. E' un movimento 'ad imitandum' in progresso: dalla Madonna e da Giovanni ai Santi in primo piano e, infine, a noi che guardiamo. In altre parole, se ci chiedessimo: «Chi traspare dietro l'esempio dei due Santi davanti alla Croce?» potremmo rispondere: «l'esempio della Madonna e di Giovanni». Il doppio chiasmo ai piedi della croce evidenzia tutto ciò.

1° chiasmo: la folla di sinistra - i personaggi in primo piano di destra. E' ciò che semplicemente da centralità al Crocefisso.
2° chiasmo: è quello tracciato con i quattro personaggi maggiori, avendo sempre al centro la Croce.
Questi però, secondo la funzione di integrazione reciproca o di opposizione propria del chiasmo (in questo caso di integrazione; nel caso precedente di alterità, se non di opposizione), sono così posti: Maria (in partecipazione attiva) - santo domenicano (in partecipazione passiva). San Giovanni (in partecipazione passiva) - l'altro santo (in partecipazione attiva). Ed essendo un chiasmo, come anzidetto, a integrazione della valenza di cui sono portatori i quattro personaggi maggiori, ciò significa che si è contemplata attivamente la Croce da parte della Madonna e di San Giovanni, e da parte dei due santi sul proscenio; così come la si dovrà contemplare da parte di chi sta guardando il quadro. D'altra parte Maria è indicata nel Vangelo di Luca come Colei che in cuor suo contemplava tutto ciò che avveniva del Figlio (ma è indubbia la sua attiva partecipazione al mistero di vita di Gesù). Così come Giovanni è considerato nella tradizione cattolica un apostolo di dinamica attività, ma fu anche un contemplativo teologo. Cerchiamo ora di capire chi siano i personaggi in primo piano. Per il santo domenicano non ci sono dubbi: è San Domenico stesso. L'iconografia è chiara: giglio in mano (manca però la piccola stella al di sopra della testa); piedi nudi, che indicano il rigore di questo Ordine mendicante. Viene in mente, inoltre, il motto dell'ordine Domenicano: 'Contemplata, tradite'. Ovvero: Insegnate ciò che avete contemplato. Da cui il Libro degli insegnamenti o delle Regole. Viene in mente anche l'importanza della Croce, contemplata ed amata in tutte le celle del Beato Angelico, a San Marco di Firenze. Nell'altro santo si può riconoscere Sant' Agostino. Qui è raffigurato in abiti prelatizi (sorregge salendo il suo strascico) e ha la mozzetta sulle spalle.

2° QUADRO - ESORCISMO
Pietro Antonio Magatti (1687 - 1768).

Il Magatti agì prevalentemente nel Varesotto, dove i nuovi fermenti imponevano una nuova peculiare fisionomia artistica. Fu autore di spicco di questa temperie, all'interno del filone di una cultura prettamente milanese.

Il dipinto raffigura, più che un esorcismo, un rito di liberazione di un ambiente dalla infestazione diabolica. L'esorcismo infatti si pratica sulle persone, e qui non compaiono persone ma un demone messo in fuga. Il personaggio appare come un santo vescovo (con pastorale, mitra, piccola croce pettorale) circondato dal suo clero. Con la mano destra asperge il luogo in cui si trova attingendo dal secchiello dell'acqua benedetta sorretto dal chierico inginocchiato accanto; con la sinistra sorregge invece una apparente teca lignea, che forse contiene una reliquia che gli è di aiuto nella disinfestazione diabolica. Il tema trattato è del tutto devozionale e fa riferimento a tradizioni locali, proprie dei luoghi di provenienza del dipinto. In materia demoniaca, tra l'altro, sono anche numerose le particolarità relative agli strumenti - a volte singolari - usati da santi esorcisti. Non è possibile aggiungere altro. Ora le opere abbisognano di una accurata pulitura e di una adeguata illuminazione, che metta in evidenza la pregevole fattura.

Giovanni Zari