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Le Origini
Tratto dal Volume "l'Oratorio di San Salvatore", di C.Bertelli, E. Griner, P.C. Marani, P.Zanolini, N. White e G.Zari,
su permesso degli Autori
(stralci tratti dall'articolo del Dottor Enzo Griner)
La chiesetta campestre dedicata a Dio (Gesù) Salvatore, alla Regina dei Martiri e a Sant'Ilario, è situata sulle antiche strade che univano Casorezzo con Busto Garolfo, Arconte, Ossona e Inveruno sulla direttrice Castel Seprio-Pavia.
La prima citazione documentata si trova nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, manoscritto della seconda metà del XIII secolo che elenca tutte le chiese della diocesi di Milano: In plebe parabiago, loco consourezo, ecclesia Sancti Salvatoris cum S. Hilario. La sua remota dedicazione (già presente sin dai primi secoli della cristianità, particolarmente in Oriente) così come la condedica a Maria, Regina dei Martiri, ne ricorda l'antichissima origine, essendo ben noti i luoghi sacri così dedicati dai Bizantini e dai Longobardi, abitanti del nostro territorio agli albori dell'era cristiana.
La prima chiesa dedicata a Sancta Maria ad Martyres fu il Pantheon, tempio trasformato in chiesa nel 609 d.C. Entrambe le dediche ebbero pure funzione antiariana. La condedica a Sant'Ilario, vescovo di Poitiers (località dove gli Arabi invasori furono sconfitti dai Franchi, successori dei Longobardi, che per questo amarono particolarmente il Santo unitamente a San Martino, ancora così popolare tra noi), ricorda un coetaneo di Sant'Ambrogio, patrono della Chiesa Ambrosiana e con lui attivo nella lotta contro gli ariani. La dedica a questo Santo è presente in modo particolare nella nostra zona.
Oltre che nel nostro oratorio troviamo il suo nome a Casorezzo nella cascina Sant'Ilario; a Busto Garolfo, dove si svolgeva una festa a lui dedicata nella chiesa parrocchiale (ove si trovano le reliquie di Sant'Ilario) e dove la tradizione popolare evocava Sant'Ilario con una canzoncina infantile giunta sino a noi; a Ossona con il vicolo e la Cappelletta (ora scomparsa) di Sant'Ilario e nella chiesa parrocchiale di Ossona, ove e conservato un busto del Santo.
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L'influenza bizantina nella dedica a San Salvatore potrebbe riportarsi, secondo il Barni, alle truppe dell'Impero d'Oriente in lotta contro il Goto Uraia (VI sec. d.C.) e provenienti da Genova, tramite il Po e il Ticino e dall'Adriatico lungo gli stessi fiumi. Le chiese dedicate a San Salvatore, insieme ad altre chiese di dedicazione bizantina nella zona occidentale della Diocesi milanese, si potrebbero quindi far risalire a tale epoca. In effetti nella nostra zona la stessa dedica si trovava a Legnano, Marcallo, Mesero, Vittuone, Magenta (fu la prima chiesa cristiana in tale località), Robecco sul Naviglio, Castel Seprio e in molte altre località, ma solo sei di queste chiese, nel 1938, l'avevano ancora mantenuta e, fra esse, quelle di Busto Garolfo e Casorezzo. A Milano, la stessa dedicazione a San Salvatore, è remota: difatti la Chiesa Maggiore, divenuta poi Santa Tecla, era a lui intitolata. |
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Dall'epoca di San Carlo ai nostri giorni
Bisogna giungere alle riforme di san Carlo Borromeo e alle visite pastorali da lui ordinate per ritrovare il filo della vita di questa chiesa dispersosi nei secoli bui. Nel 1521 i Francesi si ritirano da Milano e i fuoriusciti si radunano in casa Crivelli, di fronte a San Lorenzo in Milano. Si potrebbe pensare che a questo periodo risalga il rientro dei Crivelli di Saronno, già banditi dallo Stato di Milano con altri della stessa parentela nel 1519. Nel 1522, con la sconfitta dei Francesi alla Bicocca, rientra Francesco II Sforza. E' proprio a tale data che risalgono i nostri affreschi ed altri in chiese a noi vicine: si potrebbe quindi supporre un loro carattere celebrativo. E' un breve periodo di ritrovata tranquillità e libertà.
Difatti, del 1523 è la notizia di una prima pestilenza (ma i prodromi nelle campagne potrebbero essere anteriori); segue un lungo periodo di guerre e impoverimento del Ducato di Milano con una nuova pestilenza nel 1528. Le nostre campagne, al di qua del Ticino, sono anche danneggiate dalle truppe spagnole impegnate nella guerra in Piemonte. Troviamo l'eco di tutto ciò nelle relazioni pastorali che dal 1566 in avanti i legati di San Carlo, San Carlo stesso e poi i suoi successori hanno lasciato ai posteri e che sono pervase da un senso di abbandono e povertà nelle chiese visitate, ivi compreso San Salvatore.
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Nella prima visita pastorale del 1566 si legge:
La Chiesa Campestre di San Salvatore di questo luogo, Casorezzo, è abbastanza grande, con una cappella nuova col tetto a testuggine, con una icona lignea, con delle figure abrase per antichità, con pavimento lastricato, senza cielo ligneo, con alcune immagini dipinte sopra le pareti, senza campanile e campana, con cimitero aperto. Un altro altare è in mezzo alla Chiesa, intitolato alla Beata Vergine Maria, con l'immagine della stessa B. V. Maria dipinta sul muro.
Nel 1583 venne compiuta una visita direttamente da San Carlo che riferisce:
La Chiesa Campestre di San Salvatore si trova a circa un quarto di miglio in campagna. Ha un unico altare, nudo, non ornato, con una icona antica sotto alla volta, senza alcuna separazione. La chiesa è antica, è coperta da tegole, ha pareti vecchie in parte fatte con pietre, ha pavimento lastricato, senza campanile e campana, con le porte chiuse, le cui chiavi sono tenute dal rettore.
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Nel 1595 il cardinal Federico Borromeo scrisse:
La Chiesa Campestre di San Salvatore dista dal predetto luogo, Casorezzo, circa un quarto di miglio. Ha un altare unico, ornato da un palliotto dai vividi colori, con una sacra pietra inserita nella tavola d'altare lignea... Ci sono due finestrelle su ambo i lati della cappella di cui una serve per gli orcioli. Il pavimento di detta cappella non è lastricato. La chiesa è antica, soffittata con assi, con le pareti imbiancate od anche intonacate, con pavimento lastricato, senza campanile e campana. La vaschetta dell'acqua benedetta è decorosa. Ci sono due finestre, di cui una è munita di tela e di chiavistello, l'altra è aperta. L'entrata è ad occidente, con un uscio laterale a mezzogiorno.
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L'ultima descrizione è quella della visita del cardinal Pozzobonelli, fatta nel 1761:
Questo Oratorio sacro al Santo Salvatore è distante un quarto di miglio dalla Parrocchiale di S. Giorgio di Casorezzo. L'Oratorio guarda ad Oriente ed è di forma semicircolare. Dal piano dell'Oratorio si sale alla Cappella con un gradino lateritium - di mattoni - e dal piano della Cappella a quello dell'altare con una predella di legno. La Cappella è ricoperta da una volta di pietra grezza ed ha il pavimento ricoperto di mattoni. L'altezza della Cappella è di 7 braccia, la larghezza di 9 braccia e la lunghezza di S braccia (4,16x5,35x2,97 m); braccia, come misura usate dai carpentieri. E' cinta, sulla parte interiore, da colonnette di legno, attraverso le quali si accede ad essa. |
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Le misure di tutto l'Oratorio sono: lunghezza 19 braccia, larghezza 13 braccia, altezza 9 braccia (11,29x7, 72x5,35m). La porta, costruita nella facciata, è di forma quadrangolare, ha solidi battenti, catenaccio e chiavi. Nell'oratorio si vedono due finestre di forma straordinariamente oblunga, e vicino ai cancelli dell'altare, costruite, una a sinistra e una a destra, secondo norma. Nella facciata si vedono altre due finestre più piccole, attraverso le quali si può guardare all'interno dell'Oratorio, essendoci, all'esterno, sotto alle finestre stesse, dei gradini di sasso, e questo per poter pregare. C'è un solo sepolcro affossato, di diritto della famiglia Rho (La lapide è tuttora presente).
Sempre nell'Archivio Diocesano, in un documento del 18 marzo 1572, si ricorda che si fa ancora per voto ed è osservata il giorno dopo l'Ascensione di Nostro Signore ad honore di San Maiolo e si va ogni anno con la processione alla Madonna di Serono e ivi si fa cantare una messa alle volte di San Maiolo alle volte della Madonna. Sempre nella seconda metà del Cinquecento San Carlo riafferma la validità delle processioni o litanie di antichissima origine: fra le minori, da effettuarsi dopo l'Ascensione, una si svolgeva da Ossona alla chiesa parrocchiale di San Giorgio e alla chiesa campestre di San Salvatore.
Nei secoli successivi, fra le celebrazioni religiose, viene data particolare importanza alla festa della Trasfigurazione, di chiara matrice orientale, festa che viene espressamente ancora ricordata nel 1843 dal parroco di allora "ritenuto l'antico titolo della Trasfigurazione" |
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| Valga ad esempio della sua origine orientale, con un singolare aggancio con l'arte occidentale, la presenza nella chiesa della Trasfigurazione di Uglisch (Russia) di un grande affresco (sec. XVI) copia della Trasfigurazione di Raffaello Sanzio. Dallo stesso parroco viene anche ricordata la messa in onore di San Maiolo, fondatore dei Cluniacensi e la cui memoria è circoscritta nella nostra zona a Casorezzo, Busto Garolfo, Cuggiono, Robecco sul Naviglio e Padregnano. Il richiamo alla presenza dei cluniacensi, scarsamente operanti nella Diocesi di Milano perchè avversati dagli Arcivescovi e che perciò si appoggiarono ai signori feudali, potrebbe avvalorare l'ipotesi della chiesa privata successivamente passata sotto la giurisdizione vescovile. |
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Fra le feste celebrate e citate nello Status Ecclesiae Parochialis particolare importanza erano date per il nostro Oratorio a quella di San Salvatore l8 gennaio, il 2 luglio per la Visitazione della Madonna, il 6 agosto per la Trasfigurazione, il 16 agosto per San Rocco. Nel 1595 San Salvatore era sede della Scuola della Dottrina Cristiana per i maschi.La storia recente ha un valore puramente cronologico. L'oratorio ha continuato la sua funzione religiosa all'interno della comunità.
Nel 1884 San Salvatore viene requisito dall'autorità civile per essere adibito a Lazzaretto causa un'epidemia di colera che ha colpito tutti i nostri paesi. Nelle successive visite pastorali ben scarsa importanza viene data ai preziosi affreschi. Solo dal cardinal Schuster prima e dal cardinal Montini poi viene riconosciuto il loro valore e per ciò venne richiesta una documentazione anche fotografica. Ma niente si mosse tanto che in Curia nulla abbiamo trovato che riguardasse San Salvatore. Sono tutt'ora vive, nella tradizione popolare, due avvenimenti legati a San Salvatore: la Fiera a lui dedicata (ultimo lunedì di ottobre) dovuta all'avv. Caccia Dominioni, sindaco negli Anni `50, e la devozione all'Addolorata (seconda domenica di ottobre) effigiata nella Deposizione.
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